Palermo, sequestrata la Virgin: presunti abusi edilizi nella palestra dei Vip

E’ stata sequestrata per presunti abusi edilizi la sede della palestra Virgin di Palermo che si trova in via Gioacchino Ventura, nella zona centrale della città e che conta parecchie centinaia di iscritti. La polizia municipale ha messo i sigilli alla struttura, un centro di tre piani che comprende sauna, piscina e centro benessere.

Il provvedimento è stato disposto dal gip Fabio Pilato su richiesta della Procura, secondo cui la struttura non sarebbe in regola con le norme. Stamattina intorno alle 7.00 ai vigili del nucleo Edilizio-urbanistica all’apertura dei locali, su richiesta dell’autorità giudiziaria, si sono presentati alla reception tra lo stupore generale.

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La notizia ha fatto in fretta il giro della città, proprio in considerazione della popolarità della struttura e in merito è intervenuta anche Virgin Active Italia, precisando di avere “un contratto di locazione “chiavi in mano” con la proprietà dell’immobile e quindi si dichiara totalmente estranea ai fatti”. Virgin active Italia aggiunge inoltre che “provvederà a tutelare la sua immagine – lesa da questa vicenda – nelle sedi opportune”. A tutela dei suoi soci Virgin Active sospende momentaneamente gli abbonamenti.

Interviene anche la Euro Real Estate S.p.a., proprietaria della struttura, che prende atto del provvedimento di sequestro preventivo rilevando che l’immobile “è munito di segnalazione certificata per l’agibilità fin dal 23/10/2019. Conseguentemente proporremo, attraverso il nostro legale, l’avvocato Sergio Monaco, le opportune azioni al fine di ottenere nel più breve tempo possibile la restituzione dell’immobile, la cui indisponibilità causa gravissimi danni economici alla società ed ai numerosi dipendenti ivi occupati”.

L’indagine è stata condotta dalla Polizia municipale attraverso le unità di Polizia Edilizia e Polizia giudiziaria. Secondo l’accusa, nel ristrutturare l’immobile poi diventato sede della palestra sarebbe stata aumentata la superficie utile dell’edificio, lavori per cui sarebbe stata necessaria la concessione edilizia, mai richiesta. In questo modo si sarebbero anche risparmiati 60mila euro di oneri di urbanizzazione.

Nella vicenda sono implicati anche funzionari di pubblica amministrazione che avrebbero ritenuto legittima la dichiarazione di inizio lavori presentata e non avrebbero preteso la concessione. Le indagini hanno accertato anche “criticità su calcoli strutturali ” che metterebbero a rischio la staticità dell’edificio. La struttura adibita a palestra insomma non sarebbe adeguata agli standard antisismici e a sopportare il carico delle nuove parti realizzate, con conseguente rischio per l’ incolumità.

Nella stessa operazione sono stati sequestrati anche i conti bancari della società proprietaria dell’immobile per 60 mila euro, frutto dell’ingiusto profitto ottenuto dalla omesso versamento degli oneri concessori.

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