Palermo, truffa su protesi e ricoveri: arrestati primario e 2 infermieri dell’ospedale Civico

Un primario, 2 infermieri e un informatore sanitario sono stati posti agli arresti domiciliari a Palermo con l’accusa di truffa nell’ambito di un’indagine dei carabinieri del Nas. Complessivamente nell’inchiesta sono coinvolti 15 indagati tra medici e infermieri.

Agli arresti domiciliari insieme al direttore dell’unità complessa di Neurochirurgia dell’ospedale Civico, Natale Francaviglia sono finiti anche gli infermieri Santo Montemurro e Michele Bruno e l’agente di commercio della società Servizi Medicali srl Francesco Tarallo. Sono accusati di truffa aggravata continuata e falsità ideologica aggravata continuata. Il provvedimento è stato emesso dal gip Maria Cristina Sala. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal pm Laura Siani.

Il gip ha anche disposto il sequestro preventivo, per equivalente, della somma di oltre 43 mila euro, quale profitto di reato, da eseguirsi, oltre che nei confronti degli arrestati, anche nei confronti di altri due soggetti non colpiti da provvedimento restrittivo, Carmela Lombardo infermiera dello stesso ospedale e Gianmarco Randazzo amministratore della società fornitrice dei dispositivi medici.

L’indagine (coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo e condotte dal Nas con servizi di osservazione e pedinamento, ispezioni e intercettazioni) riguarda l’utilizzo di protesi mediche e di ricoveri in ospedale e avrebbe permesso di scoprire un’organizzazione finalizzata a perpetrare truffe ai danni del servizio sanitario regionale, mediante la falsificazione di documenti e registri di carico e scarico del materiale protesico utilizzato negli interventi di chirurgia cranica e della colonna vertebrale, in particolare dichiarando l’uso di dispositivi medici in numero superiore rispetto a quello realmente impiantato sui pazienti nel corso degli interventi chirurgici.

L’inchiesta è nata nel 2016 dopo esposti di un paio di medici del reparto: “Le indagini sono iniziate sull’utilizzo di un farmaco, la fluorescina sodica, impiegato da Francaviglia negli interventi per l’esportazione di tumori. Farmaco non previsto dalla legge – dice il comandante del Nas Palermo Giovanni Trifirò – Dopo nuovi esposti si sono controllati le placche, le viti e frese utilizzate negli interventi chirurgici. In molti casi ce n’erano di meno di quelli appuntati nel registro di carico e scarico. In alcuni casi non c’erano proprio”. Una vite di metallo pregiato costava 100 euro, una fresa 309 euro, due placche 170 euro. Su 300 interventi eseguiti dal 2013 al 2016, ne sono stati presi a campione 40. Secondo il Nas la truffa alla sanità è nata anche in complicità con i vertici della società Servizi Miedicali srl di Palermo che si era aggiudicata una parte dell’appalto per la fornitura dei presidi ospedalieri per gli interventi, nel reparto di neurochirurgia, al cranio o alla colonna vertebrale. “In tutti e quaranta gli interventi chirurgici presi a campione – aggiunge Trifirò – sono state trovate anomalie. Il cento per cento. Il perito di pg dall’analisi delle Tac, in alcuni casi, ha notato anche la mancanza di dispositivi nel corpo del paziente. Come affermato anche da alcuni medici, sentiti nel corso delle indagini, non era necessario ripetere il taglio del cranio, come affermato nelle relazioni”.

Al primario Francaviglia è stato anche contestato di aver inserito, grazie alla complicità di parte dei medici e infermieri del suo staff, i pazienti, visitati a pagamento nello studio privato, nell’agenda dei ricoveri della struttura pubblica “conseguendo – si legge nell’ordinanza del gip Maria Cristina Sala – ingiusti vantaggi economici derivanti dall’attività di libero professionale svolta in regime di extramoenia, con danno all’azienda ospedaliera di appartenenza, tenuta all’erogazione del servizio di assistenza sanitaria a soggetti in realtà non legittimati” dalle visite private.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, a margine della inaugurazione del nuovo laboratorio di ‘Imaging’ dell’Ismett: “Facendo salve le garanzie che devono essere riconosciute a qualsiasi indagato, da parte dell’Assessorato regionale della Salute e quindi di tutte le aziende del Sistema sanitario siciliano, c’è sempre il massimo rispetto per il lavoro dell’autorità giudiziaria. Chi tenendo atteggiamenti non conformi alla legge, al giuramento di Ippocrate e al modo civile di esercitare un pubblico servizio, quale è quello sanitario, deve sempre sapere che per parte nostra troverà rigore e pugno duro”.

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