Il Pd si spacca? Torna d'attualità una "grande forza" dei moderati

Pd e M5S, in due mesi è cambiato il futuro. E i sondaggi adesso fanno paura

Partito democratico e Movimento 5 stelle, fino a qualche settimana fa, erano due forze politiche con un radioso futuro. Ma da quando è arrivato Mario Draghi alla presidenza del Consiglio dei ministri, si stanno dilaniando ognuno al proprio interno.

Il M5s, che secondo Luigi Di Maio sarebbe diventato “moderato e liberale”, continua imperterrito ad espellere dal partito senatori e deputati che si sono rifiutati di votare la fiducia al governo Draghi o perché si sono astenuti.

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, si è platealmente dimesso dalla carica, denunciando una lotta per le poltrone. E’ l’ennesimo segretario piddino che si dimette, senza portare a termine il proprio mandato. Insomma, una sorta di male oscuro sembra essersi impossessato di Pd e M5s che, fino all’esistenza in vita del Conte II, sembravano destinati a governare l’Italia chissà per quanti lustri.

Conte, il “Federatore”, però ha cominciato a fare paura al Pd quando i sondaggi hanno svelato che con la guida dello stesso Conte, il M5s avrebbe relegato il Pd a quarta forza politica nazionale. Con Conte alla sua guida, il M5s volerebbe, si fa per dire, al 22-23% (rispetto al 33% del 2018) mentre il Pd non otterrebbe più del 14-15%.

Mi pongo una domanda: Zingaretti si è dimesso perché pressato dalle richieste di poltrone da parte degli esponenti delle 7 correnti del suo partito o perché, prevedendo una batosta elettorale, che porterebbe il Pd ben oltre sotto la soglia del 18% ottenuto da Renzi, ha pensato che fosse meglio dimettersi e lasciare la patata bollente nelle mani di chi lo sostituirà?

Il Movimento 5 stelle, che voleva abolire addirittura il Parlamento, per passare alla democrazia diretta attraverso le piattaforme digitali, ora è liberale e moderato. Addirittura, una parte del Movimento ha litigato con Casaleggio perché non intende versare ogni mese 300 euro dell’indennità parlamentare. Casaleggio, nelle ultime ore, ha pubblicato su Rousseau il manifesto “Controvento”, schierandosi con i ribelli.

Dove sono finiti, dunque, i due partiti per i quali brillava “il sol dell’avvenir”? Sono alla ricerca affannosa di una nuova identità. Non per Zingaretti che, causa un lapsus freudiano, aveva immaginato “il rilancio del Pci”, lui che era alla guida di un partito che ha in pancia una preponderante truppa di ex democristiani, socialdemocratici e repubblicani. La sinistra di Bersani se n’è andata da tempo. I grillini, probabilmente, torneranno ai tempi del “Vaffa”, archiviando il movimento moderato e liberale.

(tratto dal profilo Facebook di Lillo Miceli)

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