partito democratico alla deriva

Pd siciliano, una frattura che viene da lontano

L’inquietudine che travaglia il Pd è lo specchio della società italiana. Il Partito democratico, mettendo insieme tante storie diverse, che non hanno saputo fondersi tra loro, alla fine non poteva non implodere. In poco più di dieci anni di vita ha subito scissioni e clamorosi divorzi. La Sicilia non fa eccezione. Lo scontro è sempre stato una costante nei rapporti tra le varie correnti del Pd che, nel tempo, si sono rimescolate più volte. In base alla convenienza del momento.

Il Pd fu fondato nel 2007, nel 2009 si svolsero le prime elezioni primarie per scegliere il segretario regionale. Erano candidati, tra gli altri, Giuseppe Lupo che fu il più votato, ma non raggiunse il 50% più uno dei voti; Giuseppe Lumia che si classificò secondo; e Bernardo Mattarella che dovette accontentarsi del terso posto. Lupo era sostenuto dalla corrente che faceva capo a Dario Franceschini ed aveva anche il supporto di Sergio D’Antoni e Luigi Cocilovo, che dopo avere lasciato il sindacato per limiti di mandato, avevano anche un seguito sul piano politico.

Giuseppe Lumia era appoggiato da Antonello Cracolici e dalla corrente degli ex Ds, come Costantino Garraffa, Pino Apprendi e Rosario Crocetta. Magari dimentichiamo qualche particolare, ma sono trascorsi circa dieci anni da quel giorno in cui Beppe Lumia, insieme con Antonello Cracolici e tutti i loro aficionados, lasciarono la sala dell’Hotel San Paolo, avendo saputo dell’accordo tra Lupo e Mattarella, che non lasciava scampo a Lumia. Lupo fu eletto segretario regionale del Pd, mentre Lumia e Cracolici, con una spericolata manovra politica, decisero di sostenere il governo di Raffaele Lombardo.

A circa dieci anni di distanza la storia si ripete al contrario: è Lupo che abbandona le primarie, essendo il principale sponsor di Teresa Piccione. A dargli sostegno sulla stessa barricata, Antonello Cracolici che non ha perso “il vizio” di stare dalla parte dei barricaderi. Ma la storia non è finita né finirà presto, essendo stata contestata l’elezione di Davide Faraone, rimasto senza avversari.

E Cracolici, che allora si spinse fino a sostenere il governo Lombardo con tanto di assessore confindustriale, adesso, per fare un dispetto ai suoi compagni di partito, passerà dalla parte di Musumeci? In questa “rincorsa”, che i grillini hanno cominciato da tempo, rischia di arrivare ultimo. Il presidente della Regione, però, lo scorso mese di novembre, a Cefalù, ha sposato con entusiasmo la proposta di Saverio Romano sulla costituzione di un partito unico dei moderati, anche se il lombardiano vice presidente dell’Ars, Roberto Di Mauro, sostiene che Musumeci non avrebbe dato alcuna adesione.

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