Pescatori sequestrati, il grido di dolore delle famiglie e del Papa: ma la soluzione ancora non c’è

Trovare una soluzione per i marittimi mazaresi trattenuti a Bengasi. Prosegue l’impegno delle istituzioni sulla vicenda dei due pescherecci, Medinea e Antartide, sequestrati in Libia dal primo settembre, ma si alza sempre più il grido di dolore e protesta delle famiglie dei marittimi, che chiedono notizie dei propri cari.

Ormai i 18 pescatori sono trattenuti da quasi due mesi in territorio libico, accusati di aver sconfinato le acque territoriali. Oggi il Papa – dopo aver affrontato la vicenda nel corso dell’ultimo Angelus – ha ricevuto i familiari all’udienza del mercoledì. “Un momento toccante – afferma Rosetta Ingargiola la madre di uno dei pescatori – Volevamo ringraziarlo per le parole che ha pronunciato domenica. Le parole dette domenica ci hanno riscaldato i cuori e data nuova speranza”. Una nuova speranza che però si scontra con la realtà dei fatti: al momento una svolta non sembra ancora essere vicina.

Tanti gli appelli della politica (regionale e nazionale) affinché si trovi il prima possibile una soluzione, ma ancora nessuna risposta concreta né tantomeno notizie delle persone trattenute. Notizie che si spera di avere ora dall’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino, che domani sarà ospite in videoconferenza nell’ambito della rassegna Blue Sea Land e a cui verranno poste domande sulla vicenda.

Nel frattempo le istituzioni si sono attivate per sostenere le famiglie dei marittimi, in quanto colpite – oltre che emotivamente – anche sul piano economico. Proprio ieri, il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, aha comunicato al sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, la firma dei bonifici relativi ai contributi di duemila euro destinati a ciascuna famiglia, deliberati nei giorni scorsi dal Consiglio di Presidenza dell’Ars.

“Un gesto di vicinanza che si aggiunge alla solidarietà anche politica manifestata nei giorni scorsi – afferma Micciché – non verrà meno neanche per un solo giorno la pressione nostra e di tutto il Parlamento siciliano nei confronti del Governo nazionale, e non solo, per velocizzare la soluzione dell’incredibile vicenda”.

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