Philippe Daverio e la Sicilia: un pugno nello stomaco e una memoria troppo corta

Philippe Daverio, critico d’arte, l’ha “scafazzata”. Scusate lo slang siciliano ma è la parola più appropriata – intraducibile in italiano – per commentare gli ultimi avvenimenti che l’hanno visto al centro di una polemica contro la Sicilia.

I fatti sono ormai noti: il suo voto di giudice ha ribaltato l’esito del voto popolare per l’assegnazione del titolo di “Borgo dei Borghi 2019”. Ha vinto Bobbio, provincia di Piacenza, grazie al voto decisivo di Daverio, mentre Palazzolo Acreide, provincia di Siracusa, si deve accontentare solo del riconoscimento popolare, una sorta di plebiscito visto che il distacco era enorme, 42 a 27.

Non è un reato decidere in un senso o nell’altro (anche se fa riflettere il fatto che proprio recentemente Daverio sia stato insignito della cittadinanza onoraria di Bobbio) ma fanno specie le dichiarazioni successive di Daverio rilasciate al siciliano Ismaele La Vardera delle Iene.

Un vero e proprio pugno nello stomaco, considerato che in passato Daverio con la Sicilia ha lavorato e non ricordiamo di averlo visto tremare dalla paura quando Vittorio Sgarbi, da sindaco di Salemi, lo coinvolse nel progetto di rilancio della biblioteca del centro trapanese. E che a Palermo, fino al 2016, ha insegnato all’Università come professore ordinario di disegno industriale.

“Il siciliano è convinto di essere al centro del mondo. Per i siciliani tutto ciò che non è Sicilia è molto lontano, è quasi intollerabile. Non amo la Sicilia, non mi interessano arancine e cannoli. Il cannolo? Non mi piace perché ha la canna mozza… Mi hanno spaventato, il tono è di minaccia  e fa parte della tradizione siciliana… Io ho paura di tornare in Sicilia”.  Queste, in sintesi, le frasi salienti di Daverio, che però risponde alle critiche minacciando azioni legali.

C’è poco bisogno di commenti. La vicenda sarà oggetto di interrogazioni parlamentari che metteranno in discussione anche l’opportunità di inserire Daverio in giuria. L’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina, l’ha definito un papocchio. È evidente che il clamore mediatico va al di là del caso specifico, che comunque comporta una penalizzazione per il comune siracusano che può ripercuotersi anche in una mancata ricaduta economica.

Anche il presidente della Regione Nello Musumeci ha preso posizione pretendendo le scuse di Daverio: “Amare la Sicilia non è un dovere, ma usarle rispetto sì. Non è tollerabile un atteggiamento così spocchioso, che ci impone come governo della Regione di rivolgerci anche all’autorità giudiziaria. Mi auguro che il servizio pubblico televisivo, se esistono ancora rapporti professionali con questo personaggio, li rescinda immediatamente. Se poi dovessero arrivare le scuse, sarò io stesso a invitare il razzista francese nella nostra Isola: senza cannoli a canne mozze, stia tranquillo, ma con una abbondante fetta di cassata, accompagnata da un bicchierino di passito. E non è una minaccia”.

L’ultima presa di posizione in ordine di tempo è quella di Alessandro Magistro, presidente dell’assemblea delle consulte giovanili siciliane. “La faccenda più preoccupante riguarda le sue affermazioni contro la Sicilia, dispregiative sia per la Sicilia che per i siciliani, denotando un chiaro pregiudizio fortunatamente superato dalle nuove generazioni. Mi chiedo se il Signor Daverio – perché definirlo professore dopo tali gravi affermazioni offenderebbe la cultura della mia Terra – abbia studiato la storia del Regno delle Due Sicilie, o se conosce la storia di Federico II, dei Fenici, di Pirandello, di mille altri artisti e anche padri costituenti. Diffido da questo atteggiamento e parole che ledono la maggioranza dei siciliani che si sono sentiti attaccati da un signor ‘Nulla’ che tale si è dimostrato con scarso rispetto civico e storico”.

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