Pnrr, non basta spendere: occorre creare sviluppo. La Sicilia deve cambiare passo

In Sicilia insularità fa rima con marginalità, con ridotta competitività. Dal costo delle materie prime, alla capacità di internazionalizzazione, alla capacità di fare economia del turismo (senza piano di mobilità turistica). E senza una ‘vera’ alta velocità, senza strade, senza infrastrutture. Senza programmazione. Dobbiamo riprendere il legame con il territorio, puntare allo sviluppo delle comunità che sono la più grande forza endogena che esprime un territorio.

Il PNRR può davvero rappresentare una straordinaria occasione per sostenere il recupero dei divari, ma occorre correggere alcune endemiche storture che caratterizzano i nostri sistemi. La Sicilia resta infatti ancora tra le Regioni con maggiori difficoltà nella spesa europea, non tanto in quanto a raggiungimento di target di spesa, ma nella capacità di creare sviluppo e generare impatto. Sono stati spesi molti soldi, interi cicli dei fondi strutturali e del POC (il Patto per la Sicilia docet), per fare cose che non hanno lasciato il segno, non hanno creato ‘impatto economico e sociale’ e dato una spinta all’economia: al massimo hanno fatto spesa, ma non hanno mai cambiato la direzione della curva di decrescita dei territori.

Anche per una totale assenza del valore della valutazione come strumento necessario. La valutazione, strumento basilare in ogni scelta strategica, è stata trattata sempre come mero adempimento (da rispettare per i regolamenti UE) e non come strumento strategico per decidere. Non sono infatti mai state usate le valutazioni ex ante ed ex post che mettevano nero su bianco tutte le incoerenze dei vari cicli di programmazione. E nessuno ha mai usato le valutazioni di impatto per “scegliere” l’indirizzo da dare ad un piano di intervento.

Il tema dello sviluppo, e la marcia che il PNRR può imprimere alla ripresa economica della nostra isola, dipende anche da come sapremo cambiare, da come sapremo (finalmente) usare la valutazione come strumento per conoscere, decidere e costruire così le condizioni per recuperare veramente quei differenziali sociali ed economici che ci tengono relegati nella parte bassa delle classifiche territoriali.

Non è solo ai target di spesa raggiunti che dobbiamo guardare (anche perché spesso è anche spesa ‘ribaltata’, ovvero spesa già prevista a valere su altri fondi che viene riprodotta per raggiungere il target di spesa, ma che di fatto non produce sviluppo), ma ai risultati in termini di crescita della dotazione sociale ed infrastrutturale, indispensabili per recuperare quei divari di competitività che frenano la ripresa economica della Sicilia.

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