ponte sullo stretto, esposto alla procura della corte dei conti per danno erariale

Ponte sullo Stretto, esposto alla Procura della Corte dei Conti per danno erariale

Esposto alle Procure della Corte dei Conti del Lazio, della Sicilia e della Calabria per promuovere “ogni opportuna iniziativa volta ad accertare e perseguire i danni erariali derivanti dalla mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina“.

Lo hanno presentato i deputati di Forza Italia Matilde Siracusano, Nino  Germanà,  Giovanni Siclari e Marco Siclari e il sindaco di Messina Cateno De Luca. L’obiettivo è quello di accertare i danni erariali provocati dal dispendio (passato, presente e futuro) di ingenti risorse pubbliche per far fronte alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Nell’esposto sono state riassunte tutte le azioni (e i costi) messe in piedi per la realizzazione della struttura, dal 2000 ad oggi, “costate tempo e denaro alla collettività” e risultate inutili visto che l’opera è stata bloccata. I firmatari pongono l’attenzione sulla irragionevolezza di essersi fermati a metà, “investendo enormi risorse nelle attività preparatorie, per poi abbandonare tutto a pochi passi dal traguardo”. E il “conto” dei presunti sprechi ammonta ad alcune centinaia di milioni di euro.

In particolare, i costi contestati riguardano il mantenimento della struttura del concessionario Stretto di Messina S.p.A. che non ha ancora concluso la fase di liquidazione, nonostante sia spirato il termine previsto dalla legge, e sia cessata ogni attività; i pagamenti disposti nei confronti delle società appaltatrici per le prestazioni rese; le conseguenze patrimoniali del recesso della parte pubblica dai contratti stipulati; la minore utilità di opere già realizzate (vedi Variante di Cannitello) strumentali al corretto funzionamento dell’opera principale, mai realizzata; le spese legali sostenute e sostenende per resistere alle (legittime) contestazioni avanzate in sede giudiziale dalle società appaltatrici; gli indennizzi erogati ed erogandi per l’inutile apposizione e l’inutile reiterazione dei vincoli preordinati all’esproprio dei terreni e degli immobili ricadenti nel cantiere dell’opera”.

L’esposto ripercorre minuziosamente tutte le tappe che hanno riguardato la “potenziale” realizzazione dell’opera e si conclude con i presunti esborsi che farebbero parte del cosiddetto danno erariale.

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