emanuele macaluso star a portella delle ginestre

Primo maggio, Macaluso “star” a Portella: “La sinistra non dimentichi il senso delle lotte”

La star è stata senz’altro lui. Emanuele Macaluso, 95 anni, per decenni punto di riferimento della sinistra italiana, è stato applaudito a più riprese durante il suo discorso tenuto a Portella della Ginestra per la tradizionale manifestazione organizzata dai sindacati in occasione della Festa dei Lavoratori. Perfino tanti selfie con militanti della sinistra che potrebbero essere suoi nipoti.

C’erano migliaia di persone, affascinate dalle sue parole cariche di pathos e di significato politico. Tra i presenti anche Salvino Petta, uno dei superstiti della strage di 72 anni fa. Ed è stato perfino commovente il momento in cui Macaluso, richiamando i valori della lotta alla mafia e dell’antifascismo, ha detto: “Questa sarà forse la mia ultima presenza qui a Portella. Volevo tornare qui oggi dove sono cresciuto politicamente”.

“La sinistra rischia di non capire più il senso delle lotte – ha quasi “spiegato” Macaluso -. Lotte per i diritti che significano lotte per il lavoro, contro la mafia e per la libertà. Mi sono formato politicamente e come uomo durante le lotte dei braccianti, degli zolfatari, degli operai. E sentivo la responsabilità enorme che ne derivava”.

LE ALTRE DICHIARAZIONI

Piero Grasso, senatore Liberi e Uguali: “In questa giornata in cui festeggiamo i diritti conquistati e riflettiamo sulle battaglie ancora da vincere per una piena e buona occupazione, per un siciliano come me è doveroso ricordare quella festa dei lavoratori del 1947 macchiata dal sangue. A Portella della Ginestra, località montana del palermitano, donne, uomini – per lo più contadini – e bambini stavano festeggiando il primo maggio e la storica vittoria del blocco del popolo Psi – Pci all’assemblea regionale siciliana. La gioia di quelle famiglie all’improvviso si trasformò in terrore: i colpi di una banda criminale stroncarono la vita di molte persone. Una strage senza precedenti; un intreccio tra mafia, politica e influenze internazionali di cui ancora oggi cerchiamo la verità”.

Davide Faraone, segretario regionale Pd: “Il lavoro non c’è nel Sud dell’Italia. L’emergenza è rappresentata dai giovani che vanno via, più che dai barconi che arrivano dal nord Africa. Invece il ‘padano’ Salvini è riuscito a farci credere il contrario con un’arma di distrazione di massa che si è rivelata una bufala: aveva detto, per spaventare gli italiani, che gli immigrati clandestini erano 600 mila per poi scoprire che sono 90 mila. Una bella differenza. Per chi va via dalla propria terra per costrizione, più che per scelta, il primo maggio non sarà mai una festa. Il rapporto popolazione -lavoro al Centro Nord è uno a due, nel Mezzogiorno uno a quattro. Se volessimo quantificare, praticamente per riequilibrare e rendere il Paese omogeneo in termini occupazionali, dovremmo realizzare al Sud 3 milioni di nuovi posti di lavoro. Passare, cioè, dagli attuali 6 milioni di occupati ai 9 milioni necessari. Solo così avremmo un Paese realmente unito. Una sfida da far tremare i polsi, ma non è nell’agenda del governo del Paese. Serve la piena occupazione nel Mezzogiorno e va spiegato all’Europa che qui i Paesi sono due e quindi non si può continuare ad impedire di realizzare una forte fiscalità di vantaggio. Serve un Sud con tasse zero per attrarre investimenti dall’esterno dell’area e poi servono infrastrutture e una sempre più intensa lotta alla criminalità organizzata”.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI