Processo Borsellino, Contrada: “Scarantino? Avrei scoperto subito il suo bluff “

Bruno Contrada ha deposto oggi al Tribunale di Caltanissetta nell’ambito del processo sul depistaggio delle indagini relative all’uccisione di Paolo Borsellino, processo in cui sono imputati per calunnia aggravata, il dirigente della polizia Mario Bo, l’ex ispettore Fabrizio Mattei e l’agente Michele Ribaudo e per il quale è stata fatta richiesta alla presidenza del Consiglio di desecretare atti coperti da segreto di Stato.

L’88enne, ex numero tre del Sisde, rispondendo alle domande del pm Stefano Lucioni, rivendica di aver denunciato 12 anni fa il tentativo di depistaggio: “Prima di entrare nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, venni qui a Caltanissetta per presentare un esposto querela accusando criminali, mafiosi pentiti, ufficiali, dei carabinieri, funzionari di polizia, facendo nomi e cognomi. Tutto documentato, utilizzando la mia persona per invischiarla in questa atroce storia e colpire il servizio di sicurezza interna, cioè il Sisde. E tutto è stato archiviato”.

In merito all’incontro con Arnaldo La Barbera (il capo della Squadra mobile di Palermo che coordinò le indagini sulla strage) Contrada sottolinea come il suo compito fosse di organizzare un gruppo di lavoro: “Gli dissi che avremmo fatto un monitoraggio di quelle famiglie di mafia al fine di agevolare il lavoro investigativo. Il monitoraggio era sulle famiglie responsabili di stragi. Valeva su tutte le famiglie criminali non solo sulle stragi Falcone e Borsellino”.

Contrada ha rivelato che il procuratore di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, chiese un incontro già il giorno dopo la strage di Via d’Amelio, incontro che poi effettivamente avvenne qualche giorno dopo, mentre ha negato categoricamente l’ipotesi che il Sisde fosse in possesso di elementi relativi a eventuali progetti di attentato ai giudici Falcone e Borsellino o all’avvio di una stagione stragista.

Al termine dell’udienza, Contrada ha parlato con i giornalisti anche del falso pentito Scarantino: “Dopo mezz’ora di conversazione mi sarei convinto che Scarantino non era un esponente di mafia tale da avere una parte in una strage come quella di Borsellino. Ma non perché io sia più bravo degli altri poliziotti, ma avevo più esperienza e conoscenza sui fatti di mafia. Puntai subito sui Madonia perché Francesco Madonia aveva un covo in via d’Amelio scoperto dalla polizia”.

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