Processo Capaci bis, il pentito Avola: “Si parlava di fare la guerra allo stato”

“Si parlava del fatto che si doveva fare la guerra allo Stato a partire dai magistrati”. Questa una delle frasi più forti pronunciate dal pentito catanese Maurizio Avola, nel corso della deposizione al processo Capaci Bis, che si celebra in Corte d’Assise d’Appello a Caltanissetta, rispondendo alle domande del procuratore generale Antonino Patti. Nel processo sono imputati Salvo Madonia, Lorenzo Tinnirello, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo e Vittorio Tutino.

Avola racconta di aver incontrato a casa di Aldo Ercolano nel 1992 un italo-americano legato al clan di John Gotti, esperto di esplosivi. E proprio in merito al tritolo usato nell’attentato a Giovanni Falcone disse: “Era all’interno di bidoni utilizzati per le olive. Ercolano mi disse di preparare due di questi bidoni pieni. Lo abbiamo trasportato con una Fiat Uno bianca. Siamo arrivati a Termini Imerese e l’abbiamo lasciato in un rifornimento. I telecomandi li abbiamo consegnati dopo, quindici giorni prima della strage di Capaci. Non so quale fosse la marca di esplosivo che era contenuto nelle casse che portammo a Termini Imerese. Sicuramente c’era il T4, quello con la consistenza del pongo. Gli altri panetti erano un po’ più piccolini di forma tondeggiante e di colore marrone scuro”.

Avola poi sottolinea: “Marcello D’Agata era contrario alle stragi e mi sconsigliò di parteciparvi, ma non voleva dire di no ad Aldo Ercolano. Vito Santapaola sapeva pure lui che portavo l’esplosivo a Termini Imerese ed entrambi erano contrari alle stragi, ma non si potevano opporre all’alleanza con i corleonesi. Il programma stragista cominciò nell’ aprile del 1991 quando fu deciso l’omicidio di Antonino Scopelliti. Fu deciso in provincia di Trapani in una riunione di capi mandamento. Doveva essere una catena di omicidi. Questa era la strategia”.

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