Processo Montante, depone Marino: “Era spesso in Procura, mai avuto stima di lui”

“Io non ho mai avuto stima di Antonello Montante. Avevo chiaramente percepito che questa funzione che aveva assunto, di tutore della legalità, era inaccettabile per la magistratura. Mi stupivo di come certi colleghi potessero dargli spazio e non faccio riferimento al dottore Sergio Lari che si era accorto di alcune di queste contraddizioni”.

Lo ha dichiarato Nicolò Marino, magistrato, ex assessore della giunta Crocetta e attualmente gip al tribunale di Roma, chiamato a deporre al processo sul cosiddetto “sistema Montante” che si celebra in ordinario. “Avevo stima del presidente Crocetta e di Beppe Lumia. Capii che era venuto il tempo di andare via da Caltanissetta e accettare quell’incarico. I contrasti nacquero per la gestione della discarica di Siculiana. Un giorno, quando ancora ero assessore, ricevetti una chiamata da Lumia che mi diceva ‘devi venire a Palermo perché Montante e Lo Bello ti vogliono parlare’. Io non andai, vennero loro all’hotel Excelsior di Catania. Montante mi dice: ‘la devi smettere di creare dossier sul mio conto. Altrimenti so io cosa fare’. A quel punto dissi che me ne andavo. Montante mi contestava la posizione pubblica contro Giuseppe Catanzaro che gestiva la discarica di Siculiana. Catanzaro ci aveva chiesto il rilascio di un’autorizzazione per l’ampliamento della discarica ma per rilasciarla era necessario, così come previsto per legge, che venisse realizzato un impianto per il trattamento dei rifiuti”.

Nel corso della deposizione, Marino ha detto:”Ho conosciuto Montante quando misi piede a Caltanissetta, nel 2003. Veniva spesso in ufficio, in Procura. Anche perché rappresentava, secondo quanto aveva sempre riferito in pubblico, quella nuova visione di Confindustria finalizzata alla gestione virtuosa dell’imprenditoria. La sua vicinanza alla magistratura e alle forze dell’ordine era la regola e la sua era una presenza costante e riconosciuta nei vari incontri istituzionali”.

Il pm Bonaccorso ha mostrato a Marino foto che ritraevano insieme Antonello Montante e il boss di Serradifalco Vincenzo Arnone, trovate nel corso di una perquisizione a casa di quest’ultimo. “Il giorno che fu eseguita l’operazione che portò all’arresto di Arnone, furono trovate delle fotografie durante delle perquisizioni a casa di quest’ultimo. Il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo (imputato nel processo) mi telefonò e mi disse che c’erano delle foto che in un primo momento non si potevano acquisire agli atti. Io dissi che andavano acquisite subito. Mi disse che erano state trovate delle foto di Vincenzo Arnone con Antonello Montante e una donna. A me le foto del matrimonio non interessavano, quelle ci potevano stare, mi interessavano quelle in cui i due erano insieme ad Assindustria. In quel periodo tutto ciò che riguardava Montante era tabù. Era diffusa tra i magistrati e le forze dell’ordine la voce che se ti mettevi contro Montante potevi avere conseguenze negative”.

“Il colonnello Romeo mi chiamò allarmato e turbato dicendo che aveva ricevuto una chiamata da Antonello Montante durante la quale quest’ultimo si congratulava per l’operazione e a un certo punto gli disse: ‘ho saputo cosa avete preso, stai attento che ti rompo i denti’. Il tono della voce e la scusa della chiamata per le congratulazioni, Romeo la percepì come una minaccia. Di questa chiamata fece una relazione di servizio che consegnò a me personalmente in ufficio. Non come atto da inserire nel procedimento, ma voleva lasciare traccia di quello che era avvenuto a futura memoria. La denuncia di Letterio Romeo non fu mai formalizzata”.

Altro argomento trattato in udienza è stato il ruolo di Lumia. “Linda Vancheri (assessore in Giunta) rappresentava Montante e basta, non faceva dichiarazioni e non era in grado di prendere decisioni in Giunta. Beppe Lumia invece l’ho definito il governatore ombra perché era una presenza costante nella stanza del presidente Crocetta. Anche per conto suo faceva incontri con politici, con i sindacati. Era sempre presente”. In aula si è parlato anche di video compromettenti. “Un video che riguardava me? Non ne so nulla, so che ne ha parlato Alfonso Cicero nelle sue dichiarazioni. Del video ‘hot’ di Crocetta invece lo appresi da fonti dell’Arma di Gela”.

“Quando mi sono dimesso partì una vera e propria guerra da parte dei vertici regionali di Confindustria. So che il dottore Amedeo Bertone ha trasmesso alla procura di Catania un intero incartamento di esposti che partivano da anonimi dove si dice di tutto di più su di me, su quando ero magistrato a Caltanissetta. Tra le tante cose si diceva anche che mi era stata messa una casa a disposizione dall’ingegnere Pietro Di Vincenzo. Emergeva quasi che io ero il male assoluto. Non ho presentato denuncia perché sono persona offesa, vittima di questo ‘dossieraggio'”. Il processo è stato aggiornato al 21 settembre, e riprenderà con l’audizione, come teste, del giornalista Gianpiero Casagni.

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