Processo “Totem”, condannati a Messina 18 componenti del clan mafioso di Giostra

Il tribunale di Messina ha condannato 18 dei 22 imputati del processo denominato Totem, che vedeva imputati boss e gregari mafiosi del clan mafioso del rione Giostra dopo l’inchiesta, coordinata dalla Dda guidata da Maurizio de Lucia, che ha svelato la gestione di imprese confiscate alla mafia, il controllo delle scommesse clandestine e l’investimento nell’acquisto di locali, pizzerie e discoteche da parte della cosca.

La pena più alta, 25 anni, è stata inflitta al boss Luigi Tibia, nipote del boss Luigi Galli.

Secondo la procura il clan avrebbe gestito discoteche e lidi attraverso prestanomi e puntato su imprese per giochi online, raccogliendo le puntate e pagando le vincite attraverso server con sedi all’estero. Gli introiti venivano poi reinvestiti nell’acquisto di videopoker, illegali. Acquistati anche ristoranti, pub e pizzerie gestite da Maddalena Cuscinà, moglie del boss Luigi Tibia, condannata a 3 anni e 6 mesi. Un altro imprenditore, Carlo Smiraglia, che ha avuto 19 anni, avrebbe messo a disposizione del clan di Giostra le sue risorse economiche, assumendo personale segnalato dalla cosca e finanziando le scommesse delle corse clandestine di cavalli. Sono stati assolti Pietro e Natale Squadrito, e i due Natale Rigano, omonimi.

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