liberalismo di facciata

Quando il liberalismo (di facciata) viene spazzato via dall’assistenzialismo “di cittadinanza”

Si può essere autentici liberali in Italia e in Sicilia? Improbabile! Per circa cinquant’anni il nostro Paese è stato guidato da partiti statalisti, come la Dc e il Pci. Quest’ultimo partito non è mai entrato, ufficialmente, nella stanza dei bottoni, ma per decenni ha influenzato le scelte governative. Il consociativismo, al di là della solidarietà nazionale e del compromesso storico, è stato l’elemento distintivo della Prima Repubblica. Con due partiti statalisti di questo calibro, non avrebbe mai potuto attecchire il pensiero liberale, laico.

Negli ultimi tempi, se ci fate caso, non c’è politico italiano e siciliano che non si definisca liberale. Si passa, come sempre, da un eccesso all’altro: prima nessuno osava definirsi liberale, tant’è che il Pli (Partito liberale italiano) otteneva risultati elettorali da prefisso telefonico, come il Pri (Partito repubblicano italiano). Dall’altro lato, in concorrenza con il Pci, c’era il Partito socialista italiano e le sue innumerevoli scissioni. Il Movimento sociale italiano era stato bandito dai partiti appartenenti all’arco costituzionale, perché postfascista. In questo contesto, i liberali veri, quelli che si ispiravano a Benedetto Croce ed alle più moderne teorie politiche, erano davvero pochi.

Essere liberali in Sicilia, poi, era quasi impossibile (non lasciatevi ingannare dalle sigle di partito e dai politici di professione): se non appartenevi ad uno dei partiti-chiesa, come Dc e Pci, rischiavi di rimanere ai margini della società: niente posti di lavoro alle Ferrovie dello Stato o alle Poste – furono autentici carrozzoni clientelari – o la pensioncina di poche migliaia di lire o l’assegno di accompagnamento. Assistenzialismo selvaggio, insomma, come rischia di essere il “reddito di cittadinanza”. Che sarà solo un supporto economico per le famiglie del Sud che non riescono a trovare lavoro, per il semplice fatto che non ce n’è.

Gli sportelli polifunzionali (ex uffici di collocamento) riorganizzati, probabilmente, riusciranno a fare incontrare offerta e domanda di lavoro. Ma nel Sud, specialmente in Sicilia, se lavoro non ce n’è, gli sportelli polifunzionali non potranno certamente inventarlo. Ma la retorica propagandistica sembra obnubilare le menti. Come si fa a credere che ai percettori del “reddito di cittadinanza” pioveranno addosso decine di proposte di lavoro? Fino a quando la gente dovrà pietire, cappello in mano, un obolo per sopravvivere, quale libertà di pensiero può esservi?

Assistenzialismo e liberalismo (come nazionalismo ed autonomismo) fanno a pugni. Ma è meglio incassare un assegno mensile standosene comodamente a casa, oppure scommettere con il proprio lavoro su un sistema economico basato sull’impresa e sul libero mercato? Avvertenza: non è sempre detto che la soluzione più semplice sia la migliore.

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