zaia lettera ai cittadini del sud

Quella “strana” lettera del Governatore del Veneto Zaia ai “cari cittadini del Sud”

Mentre prosegue la marcia verso l’autonomia delle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, percorso frutto dei negoziati tra le Giunte Regionali e il Governo centrale per rideterminare il contenuto del nuovo regionalismo differenziato, il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, scrive ai cittadini del Sud, cercando di tessere le trame della più ampia condivisione di una legge che oggi riguarda principalmente il Nord, ma che dovrà essere votata da tutti i parlamentari.

“L’eroica gente del nostro Sud è una foresta che cresce, quotidianamente, ma che non ha mai avuto diritto di parola. Fateci caso: c’è sempre qualcuno che, in continuazione, sigilla il coperchio sopra questa pentola in positiva ebollizione e, con inquietante puntualità, indica la strada sbagliata da percorrere”.

Nel referendum svoltosi in Veneto il 22 ottobre 2017, il 98% dei votanti si espresse a favore della possibilità, sancita all’art. 116 Cost., che alla Regione fossero “attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” attraverso l’assegnazione di poteri aggiuntivi in particolare su istruzione, ambiente, beni culturali e giustizia di pace.

Quello che è stato definito un vero e proprio “plebiscito”, partecipato dal 57,2% dei cittadini aventi diritto al voto, è così sfociato nel disegno di legge statale di iniziativa regionale n. 43 che, ai sensi dell’art. 2, co. 2, della l.r. 15/2014, ha specificato contenuto e natura degli interventi previsti in ben 23 materie, tre di competenza esclusiva statale e venti di competenza concorrente ai sensi dell’art. 117 co. 3. Il primo accordo tra il Governo e le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna è stato firmato il 28 febbraio 2018, ma le tappe del confronto si sono susseguite velocemente e, adesso, a livello parlamentare, serve la più ampia intesa nazionale.

”Leggo del grande dibattito che in ogni sede istituzionale si sta svolgendo sull’autonomia. Leggo di parlamentari – scrive il presidente Zaia – che organizzano riunioni contro l’autonomia. E rimango allibito da quanto sta accadendo. Mi permetto, a questo punto, una modesta, piccola riflessione tutta rivolta ai cittadini del Sud dell’Italia”.

Inizia così la lettera aperta ai cittadini del Meridione del presidente più amato, secondo le statistiche, nel Nord e non manca di appunti storici sulle “sofferenze comuni”. “È indubbio che il Sud sia uscito dalla Seconda Guerra Mondiale ferito quanto il Nord, devastato, con una massiccia emigrazione (ricordo che in molte zone del Sud America il veneto è di fatto la seconda lingua, se non la prima, e che tanti sindaci e governatori amministrano zone del mondo come i figli migliori del Sud), senza infrastrutture, con le città distrutte. Il Secondo Conflitto rappresenta un – anche se drammatico – punto di partenza comune, ma resta innegabile che in questi decenni si sia venuta producendo una divaricazione profonda. Alcuni territori, quelli del Nord, sono economicamente decollati; quelli del Sud, non si sono, invece, mai affrancati, come sarebbe stato giusto e legittimo attendersi, visto il loro potenziale umano e ambientale”.

Prosegue con quelli che sono i meriti della “locomotiva d’Italia” e le differenze rispetto ai territori del Sud, anch’essi ricolmi di attrattive non adeguatamente, secondo il presidente leghista, valorizzate ed economicamente sfruttate. “Basti pensare al fatto che il Veneto è la prima regione turistica d’Italia: 70 milioni di presenze, 17 miliardi di fatturato. I mari e i panorami del Sud non meriterebbero forse altrettanto? Qualcosa quindi è accaduto. O, per meglio dire, NON è accaduto al Sud. Anche senza un’autonomia del Nord, in questi decenni il Mezzogiorno non ha portato a casa nulla in termini di sviluppo”.

Quindi una riflessione sulle opportunità ricevute anche dal Sud che suona come una critica alla classe dirigente che non le avrebbe sapute mettere a frutto… “E non mi si venga a dire che abbia avuto meno opportunità del Nord, in termini di cospicui investimenti sul fronte infrastrutturale, dei fondi comunitari, degli aiuti di Stato (quando erano possibili), delle agevolazioni fiscali e quant’altro. Io non voglio, tuttavia, fare il processo al passato”.

E infine, sottolineando che l’autonomia, “dipinta ai cittadini come la morte del Sud”, possa invece essere la nuova grande opportunità per il meridione di rifarsi rilancia l’idea di uno stato federale ove “non esiste che una comunità sia lasciata andare allo sbando a tutto vantaggio di un’altra”.

“La verità (suggerisco ai cittadini del Sud di osservare bene la realtà dei fatti) – prosegue Luca Zaia – è che l’autonomia fa paura a molti amministratori del Sud, perché essa è una vera assunzione di responsabilità. E questo fattore fondamentale per la corretta gestione delle risorse pubbliche che, troppo spesso, vediamo sprecate senza alcun vantaggio per i cittadini, è proprio ciò che crea forti timori in determinati ceti politici e amministrativi. A queste spaventatissime istituzioni del Mezzogiorno, dico: non potete continuare a vendere ai vostri cittadini soltanto la suggestione che l’autonomia li farà morire. Se sostenete questo, per coerenza, dovete andare dai vostri elettori e dire qual è l’alternativa”.

Ai politici che considerano le svolte autonomiste contrarie alla Legge Fondamentale dello Stato, il presidente risponde “chi racconta nelle istituzioni, nelle piazze, in Parlamento, che l’autonomia è un baratro per il Mezzogiorno, dice qualcosa di contrario alla Costituzione vigente. Quei parlamentari e amministratori del Sud che si dicono fieramente contro l’autonomia, per coerenza dovrebbero chiarire qual è la loro idea di Costituzione e perché non si stanno attrezzando a scrivere nero su bianco una proposta di modifica della Carta costituzionale”.

Conclude: ”È l’unica strada possibile e percorribile. E, magari, scopriremmo che questa modifica pretende a chiare lettere il ritorno allo stato centrale. Quel centralismo che, non mi stanco di ripetere, è centrifugo e quindi disgrega le nazioni, mentre il federalismo è centripeto, le unisce. D’altronde, senza essere raffinati e autorevoli centri studi econometrici, è sufficiente dare un occhio alle economie, al PIL, allo sviluppo industriale e sociale delle nazioni a modello federaliste e confrontarlo con i modelli falliti delle nazioni a modello centralista, per capire dove sta la ragione”.

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