mostra fecarotta lomonte

Raccontare la Sicilia con i suoi volti illustri: la sfida artistica di Fecarotta&Lomonte

Un antiquario e un architetto, entrambi siciliani, vogliono combattere lo stereotipo del meridionale “sporco, cattivo e lagnuso” attraverso il linguaggio sfaccettato dell’arte. “Sono duecento anni che la Sicilia è dipinta sui libri di storia, sui mezzi di comunicazione, nelle aule parlamentari, nei tribunali, come una terra di inguaribili sfaticati. Con questa e altre manovre subdole, che avevano e hanno l’obiettivo di sfruttare la Sicilia come una colonia interna, i dominatori di turno hanno trasformato i siciliani nel popolo più razzista del pianeta. Contro se stessi”.

Presentano così il loro progetto, il giovane antiquario Giuseppe Fecarotta e l’architetto Ciro Lomonte che intendono “dare argomenti di ricerca agli artisti figurativi siciliani” per realizzare una serie di mostre che verranno allestite nello SpazioCentoTre di via Principe di Belmonte a Palermo composte da ritratti di “personaggi illustri che hanno impreziosito i millenni gloriosi della Sicilia”.

“Un punto di riferimento – precisano – può essere il busto di bronzo di Giovanni Meli che Vincenzo Ventimiglia ha realizzato alcuni anni fa per la sede del Comune di Cinisi. Si tratta di raccontare la vera storia della nostra terra attraverso sguardi, sorrisi, gesti, rimandi evocativi” e qui il chiaro riferimento è al medico veronese fondatore dell’antropologia criminale, il quale, fortemente influenzato dalla fisiognomica e dal darwinismo sociale, considerava il criminale “un essere atavistico che riproduce sulla propria persona i feroci istinti dell’umanità primitiva e degli animali inferiori”. A finire nel suo Museo, quindi, le spoglie di tanti meridionali, soprattutto calabresi. Tra gli obiettivi, proprio quello di “di coniugare verità storica e introspezione psicologica attraverso la fisionomia. Ribaltare il lavoro razzista compiuto da Cesare Lombroso…”.

“La novità dell’idea – spiegano gli ideatori – risiede in due aspetti: utilizzare l’arte figurativa emergente per condurre indagini storiche e antropologiche oneste” attraverso la pittura e la scultura, arti a loro dire sottovalutate che, nella realizzazione della missione artistica di forte impronta meridionalista, saranno invece valorizzate. “Uno dei luoghi comuni imperanti, tra l’altro, è che raffigurare la realtà in pittura e scultura sia un’impresa superata. Come se con Caravaggio o Canova si chiudesse un ciclo e non ci fosse più nulla da dire. Al contrario, in tutto il mondo si nota che l’arte concettuale ha esaurito la sua capacità di attrazione e che dovunque c’è un rifiorire dell’arte che si basa sulla mimesi della realtà”.

La volontà alla base del progetto è chiara: raccontare ‘un’altra storia’ della Sicilia e dei siciliani, ma anche di tutta l’Italia meridionale. “Si tenga conto che prima non c’erano stati dominatori, bensì cambi dinastici, soprattutto nella lunghissima storia del Regno di Sicilia”, quel periodo che va dal 1130 al 1816.

Proprio i volti dei siciliani forse dicono tutt’altro. “La recente mostra dell’opera di Antonello da Messina, allestita presso la Galleria regionale di Palazzo Abatellis – spiegano a titolo di esempio Fecarotta e Lomonte – ha evidenziato alcuni tratti del grande artista del Quattrocento. La sua sicilianità, innanzitutto, che è gioia solare e colore brillante. E poi la sua capacità di ritrarre l’animo dei suoi modelli”, quindi una sintesi della genialità, della bellezza e dell’acutezza dei siciliani.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI