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Reddito di Cittadinanza, niente “assalti” dal Sud per non fare emergere il lavoro nero?

Dal 6 al 9 marzo sono state 114.286 le domande per il Reddito di Cittadinanza pervenute a Poste Italiane, secondo i dati comunicati dal Ministero del Lavoro. La Sicilia si trova al terzo posto con 13.099 domane, dopo la Campania (15.094) e la Lombardia (14.932) e prima di Lazio (11.015) e Piemonte (10.495).

Due regioni del Nord, due Regioni del Sud e la Regione rappresentativa del centro Italia: sono dati sorprendenti? Forse qualcuno si aspettava una prevalenza di domande dalle Regioni del Sud ma era inevitabile che tra le Regioni in testa a questa classifica – al di là delle considerazioni geografiche e sociologiche – ci fossero quelle più popolose. Il dato comunque andrà approfondito nei prossimi giorni.

Si fa strada comunque l’idea che, rispetto alle previsioni, manchino “all’appello” molte domande provenienti dai territori a forte emergenza sociale (tutto il Sud e la Sardegna) per una precisa motivazione: la paura dei controlli. Chi ha bazzicato Poste e Caf in questi giorni ha ricavato la precisa sensazione che, al di là delle difficoltà pratiche per la presentazione delle domande, ci sia ancora la preoccupazione di “smuovere” situazioni di vantaggio più o meno cristallizzate nel tempo e decisamente ai margini della legalità, leggi lavoro irregolare o in nero.

In Sicilia, ad esempio, nel quadriennio 2012 – 2015 sono diminuiti di 50mila unità i posti di lavoro regolare e sono saliti di 9mila quelli irregolari. Inoltre, il meta-settore del sommerso – somma degli occupati non regolari di tutti i settori – è il secondo settore dell’economia della regione dopo i Servizi.

Sottolineato ciò, è evidente che requisiti quali la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, la partecipazione obbligatoria a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o di politica attiva (che, ovviamente, presuppongono del tempo da dedicare), l’adesione a progetti utili alla collettività, l’accettazione di un’offerta di lavoro anche a 100 chilometri di distanza da casa (un problema non da poco, anche considerando la lentezza dei trasporti nell’Isola) sono di certo dei potenziali ostacoli a chi sta nel sommerso.

Inoltre, c’è il rischio della galera per chi presenti “dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere oppure emetta informazioni”, nonché “ometta la comunicazione all’ente erogatore delle variazioni di reddito o patrimonio”. In pratica, è molto probabile che molti abbiano deciso di rinunciare alla possibilità di accedere al Reddito di Cittadinanza per “timore” di perdere un lavoro irregolare e di essere eccessivamente controllati nei propri movimenti economici.

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