Referendum, perchè è stato un errore votare Sì: ora occorre modificare la Costituzione

Superata la sbornia elettorale, vorrei rivolgermi ai concittadini che hanno votato SI per rimettere a loro alcune mie considerazioni sul perché, secondo me, lo hanno fatto e sulle conseguenze che
il loro SI potrebbe produrre.

Dico subito: lungi da me la volontà di giudicarli, penso che i motivi principali della loro scelta risiedano principalmente in una o più delle seguenti opzioni: in primis, l’appartenenza acritica al Movimento 5 Stelle, al Pd, alla Lega – Salvini Premier o a Fratelli d’Italia; poi la considerazione che sarebbe stata la giusta risposta da dare a una classe politica inetta e in parte impresentabile e corrotta; in ultimo, la convinzione che con i risparmi prodotti dalla riduzione di 345 parlamentari si potessero assumere tanti giovani disoccupati.

Pur rispettando le libere scelte di ognuno, sono costretto a muovervi alcune obiezioni di cui, forse non avete tenuto conto ai fini della vostra scelta. La prima risiede nella considerazione che le scelte dei partiti sono, quasi tutte, scelte di opportunismo politico per andare incontro all’ondata di anti politica che in maniera crescente ha preso piede nel nostro paese e che non fa presagire nulla di buono; l’altra è quella che, e ve ne renderete conto alle prossime elezioni politiche, quei parlamentari che più vi sembrano abbietti saranno quasi tutti rieletti mentre rischieranno di non essere eletti quelli onesti, capaci, moralmente ineccepibili e che ragionano con la loro testa, senza sottomettersi a capi e capetti.

Per questo, se pensavate di fare uno sgarbo a loro, rischiate invece di rafforzarli. L’effetto della vostra vittoria rischia di ritorcersi su di voi! E in più si rischia di dare in mano a pochi le sorti della nostra Carta Costituzionale che ci ha garantito, fino ad oggi, oltre 70 anni di democrazia, pace, sviluppo, libertà e progresso sociale, economico ed occupazionale.

Il risparmio che si realizzerà con la riduzione del numero dei parlamentari è talmente esiguo che si potrebbero assumere non più di 2.000 disoccupati: cioè nulla, un vero inganno. Però, gli effetti di questa modifica della Costituzione possono essere mitigati se si procederà verso una modifica della legge elettorale con il ritorno al sistema proporzionale, con sbarramento al 2 – 3 %, che arginerebbe la proliferazione di liste e listini, partiti e partitini, che se non raggiungessero un milione di voti, non si aggiudicherebbero alcun seggio. Ma ciò non basterebbe, occorrerebbe anche la reintegrazione del voto di preferenze (massimo due di sesso diverso ) per riconsegnare al corpo elettorale il diritto di scegliere i parlamentari.

Il PD aveva dichiarato che prima di schierarsi per il SI ha raggiunto l’impegno di tutte le forze della maggioranza, che prevede questo tipo di legge elettorale. Ho l’impressione però che molti non vogliono le preferenze per continuare a “nominarsi” i parlamentari più ubbidienti ai voleri dei capi partito. Appare chiaro i partiti non vogliono ridare al popolo la facoltà di scegliersi gli eletti, in base al numero di preferenze riportate da ogni candidato. Un diritto questo che i partiti, con le stravaganti leggi elettorali che a turno sono state approvate, hanno usurpato ai cittadini da 26 anni.

Non credo che la necessità di rivedere ed adeguare ai nostri tempi la Carta Costituzionale possa essere un argomento superato, dopo la bocciatura di quella Renzi – Boschi. Anzi, si dovrebbe, al più presto procedere alla modifica della Costituzione e lo si deve fare con le stesse modalità utilizzate dall’Assemblea Costituente. Occorrerebbe procedere ad eleggere una nuova Assemblea che
modernizzi ed adegui, con prudenza e sapienza, la nostra Costituzione in concomitanza delle prossime elezioni politiche con il sistema elettorale proporzionale in uso per le elezioni europee.
In questa legislatura non si tocchi più la Costituzione, se non per stabilire le procedure con cui dovrà essere modificata. Queste scelte si potrebbero fare facilmente con il consenso di quasi tutte forze parlamentari, almeno a parole.

Qualcuno dei più avveduti leader ne parla da tempo, spero che il buon senso prevalga e si proceda in tal senso. Solo allora si potrà davvero parlare di Seconda Repubblica. Penso che questa definizione, in uso dal 1994, sia abusata, abbiamo assistito solamente al decadentismo progressivo della prima e gloriosa Repubblica Italiana nata nel 1948.

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