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Referendum sulla Tav? Ma se in Sicilia non riusciamo nemmeno a riparare le strade…

(tratto dal profilo Facebook del giornalista Lillo Miceli)

Come gli allocchi ci appassioniamo al dibattito su “Tav sì”, “Tav no”. Ci innervosiamo, litighiamo con l’amico o il compagno di lavoro, senza renderci conto di quanto sia lontano da noi il collegamento ferroviario Lione – Torino, che non avrà alcuna ricaduta sulla nostra regione. Allora, per quale motivo partecipiamo a questo dibattito per un’opera che riguarda quel che fu il Regno Sabaudo e parte dell’Impero austroungarico, come Lombardia e Veneto?

In Sicilia, ci sono paesini isolati da anni perché non si riesce a riparare la frana che ha investito una strada provinciale, immaginarsi se potrà mai arrivare la Tav al 38° parallelo. Anzi, è escluso già che l’alta velocità possa scendere più a sud di Salerno. Si dice che le gallerie non siano abbastanza larghe per consentire il transito delle Frecce rosse. A proposito di strade provinciali, bisogna smetterla di dire che non si possono riparare perché sono state abolite le Province ed al loro posto istituiti i Liberi consorzi comunali. Per la verità, già qualche decennio prima che venissero abolite, le Province non avevano più soldi per riparare le strade di loro competenza.

Dove sono finiti i soldi che erano stati destinati al Ponte sullo Stretto? Nell’ottobre del 2007, il governo Prodi decise di rinunciare al ponte tra Messina e Villa San Giovanni, decidendo di utilizzare il finanziamento destinato alla grande e importante infrastruttura, circa 1 miliardo e 300 milioni, alla viabilità minore: 906 milioni sarebbero spettati alla Sicilia. Circa 720 milioni di euro dovevano essere destinati alle aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina; 190 milioni al finanziamento del primo tratto della strada statale Palermo – Agrigento. Alla Calabria sarebbero toccati 388 milioni di euro. Un ulteriore miliardo di euro, già stanziato per il rifacimento delle strade provinciali, non si sa che fine abbia fatto. L’allora ministro dei Lavori pubblici, Antonio Di Pietro (sottosegretario Angelo Capodicasa), si impegnò a sbloccare subito 500 milioni. Se fossero stati utilizzati, le strade provinciali non sarebbero nelle attuali pietose condizioni. Lo scorso anno, il governo nazionale stanziò 1 miliardo e 600 milioni di euro per le strade provinciali del resto d’Italia, ma la Sicilia fu esclusa perché Regione autonoma.

Dunque, che la facciano o no, questa Tav a noi poco importa. Ma lo scontro tra il leader della Lega e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il suo collega ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, difficilmente si chiuderà senza lasciare feriti sul campo. Salvini ha proposto di ricorrere ad un referendum nelle tre regioni interessate: Piemonte, Lombardia e Veneto dove la Lega si sente tanto forte da potere sfidare i “No Tav”. Rimarrebbe escluso il resto d’Italia. Di Maio, invece, vorrebbe un referendum nazionale, sperando nell’astensionismo del Centro-Sud per annacquare il risultato del referendum.

E noi, per quale motivo dovremmo votare per l’alta velocità sulla Lione – Torino? Sarebbe equo se contestualmente si votasse anche per il “sì” o il “no” al ponte sullo Stretto di Messina. Ponte che costerebbe molto meno dell’alta velocità Lione – Torino. Per le opere complementari, si potrebbe ripristinare il finanziamento di 1 miliardo e 300 milioni che erano destinati allo stesso ponte e che non sono mai stati dati agli enti locali. Una curiosità: ma dove sono tutti coloro che si riempiono, un giorno sì e l’altro pure, la bocca di sicilianismo, autonomismo, federalismo…? Forse quando parlano lo fanno a sproposito?

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