Regione senza soldi, Miccichè invia a Musumeci un dossier contro l’assessore Armao

Si surriscalda il clima politico. La vicenda del Collegato “scollegato” dalla realtà di una Regione senza soldi, e la successiva conferenza stampa del Governatore hanno fatto crescere la tensione all’interno della maggioranza.

Il presidente dell’Ars Miccichè non ha gradito, è infuriato come non accadeva da tempo, ha già predisposto un dossier contro l’assessore all’Economia Armao che ha già inviato a Musumeci annunciandone la discussione in Aula per martedì prossimo.

Tra Miccichè ed Armao già da tempo i rapporti sono critici, erano esplosi prepotentemente in Primavera per le elezioni Europee quando Miccichè aveva palesemente auspicato il “licenziamento” dell’avvocato dalla Giunta. Adesso il presidente dell’Ars mette tutto nero su bianco, con un dossier che farà discutere: ritiene che Armao non abbia avuto un comportamento lineare sulla vicenda finanziaria causando l’impasse del Parlamento regionale e la brutta figura della maggioranza.

In attesa dell’appuntamento in Aula di martedì prossimo, nel corso del quale Miccichè contesterà anche al Governo lo “scaribarile” di responsabilità che ritiene sia stato compiuto con la conferenza stampa di ieri, il presidente dell’Ars incontrerà Berlusconi ad Arcore per parlare di questo e altro. Perchè è chiaro che certe fibrillazioni siciliane sono conseguenza dei nuovi assetti nazionali e il leader siciliano di Forza Italia vuole parlare con il “capo” degli indirizzi politici che dovranno contraddistinguere il partito sia in Sicilia che nel resto del Paese.

Gaetano Armao, dal canto suo, si difende. In un lunghissimo post su Fb parla di “alcuni maldestri tentativi di creare confusione” e spiega la sua verità. “Questa la realtà – scrive -, 400 milioni di euro di maggior disavanzo delle precedenti legislature, rilevato nel confronto con la Corte dei conti e non emerso neanche nel giudizio di parifica dell’ultimo esercizio 2017 (governo Crocetta) che peraltro ha scaricato altri 2,1 miliardi di euro di nuovo disavanzo sulla legislatura appena iniziata. Abbiamo definito una complessa operazione-verità per avere conti in regola che ha imposto la verifica di 78.000 voci di 27 anni di bilanci. 400 milioni che nel 2015, se rilevati e contestati, si potevano ripianare in 30 anni, ma che adesso peseranno su tre anni. Residui ed errori del passato che eliminiamo e che paradossalmente servono ad attaccare il governo”.

Una lettera al Governatore e al presidente dell’Ars la scrivono anche cento amministratori locali, preoccupati dopo lo stop alle norme di spesa, col governo che rimane in attesa della decisione della Corte dei conti sulla parifica del rendiconto alla luce del maggior disavanzo, pari a un miliardo, che pesa come un macigno sui conti  pubblici. Gli amministratori “auspicano una rapida risoluzione della problematica, facendosi interpreti di migliaia di cittadini, che loro stessi rappresentano, che vorrebbero assolutamente scongiurare un default finanziario con il conseguente rischio per diversi servizi resi alle loro comunità”.

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