Rifiuti radioattivi, Cordaro: “Non permetteremo mai un deposito in Sicilia, faremo le barricate”

“Non permetteremo mai che la Sicilia diventi la sede nazionale dei rifiuti radioattivi, faremo le barricate”. Così l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Toto Cordaro ha ribadito in conferenza stampa il no della Regione ai siti individuati dalla Sogin, sottoscrivendo con i cinque sindaci dei Comuni coinvolti, l’atto formale con cui si esprime un parere tecnico e motivato di inadeguatezza dei 4 siti individuati nella Carta nazionale aree potenzialmente idonee (CNAPI). “Il nostro è un no secco – ribadisce Cordaro – senza margini di ragionamento, perché siamo contrari per principio e abbiamo dati oggettivi che dimostrano che il nostro territorio è inadeguato a ospitare questo sito”.

E’ una presa di posizione ferma quella dell’assessore regionale al Territorio e Ambiente Toto Cordaro che ha ribadito oggi la contrarietà della Regione Siciliana al deposito rifiuti radioattivi nell’Isola e sottoscritto, con i cinque sindaci dei Comuni coinvolti, l’atto formale con cui si esprime l’inadeguatezza dei 4 siti individuati dalla Carta nazionale aree potenzialmente idonee (CNAPI).

Alla conferenza stampa che si è tenuta stamani a Palazzo Orleans, a Palermo, erano presenti l’assessore alla Politiche agricole di Trapani Giuseppe Pellegrino, il sindaco di Petralia Sottana Leonardo Iuri Neglia, quello di Castellana Sicula Francesco Calderaro, il sindaco di Butera Filippo Balbo e il Commissario straordinario di Calatafimi Segesta Francesco Fragale. Le quattro relazioni sottoscritte oggi saranno adesso inviate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Sogin. Dal 3 luglio, infatti, il Governo nazionale avrà quattro mesi di tempo per valutare tecnicamente le controdeduzioni presentate dalla Regione e, in caso, avviare consultazioni con gli enti territoriali coinvolti.

“Abbiamo ragioni solide per dimostrare, anche in sede nazionale, che la Sicilia non è un territorio idoneo. Il gruppo di lavoro istituito dal governo Musumeci in sei mesi ha raccolto una documentazione stringente, oggettiva e inoppugnabile sotto il profilo ambientale, urbanistico, culturale, del dissesto idrogeologico, sismico e dei trasporti. Fino a quando non verrà posta la parola fine a questa brutta storia la Regione sarà pronta a battersi per tutelare l’interesse di tutti i siciliani. La nostra terra piuttosto che rifiuti nucleari deve accogliere i turisti”.

Contrari anche tutti i sindaci dei Comuni ricadenti nei quattro siti siciliani individuati da Sogin, la società che per conto dello Stato è responsabile della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. «Il nostro sito – ha detto l’assessore comunale alle Politiche agricole di Trapani, Giuseppe Pellegrino – si trova a pochi metri dall’autostrada e dai centri abitati di Fulgatore, Baglio Nuovo e Dattilo. E per di più, ha una forte vocazione vitivinicola, con la produzione della Doc Erice».

“Abbiamo già subito un danno economico – denuncia il sindaco di Butera, Filippo Balbo – perché molte imprese che volevano investire qui hanno fatto un passo indietro. Nei 150 ettari designati ci sono numerosi e importanti vigneti e cantine vitivinicole, un’area in cui avviene la produzione e lo stoccaggio del 90 per cento dei frutteti, in particolare della pesca di Delia Igp, con mandorleti, ulivi e ortaggi”.

Anche la zona di Calatafimi-Segesta, come ha spiegato il commissario straordinario Francesco Fragale, non sarebbe adeguata a ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi perché «l’area si trova a 800 metri dal centro abitato di Sasi, zona altamente sismica con importanti problemi di ricaduta idrogeologica, e a due passi dal Parco archeologico di Segesta, fiore all’occhiello del turismo siciliano».

Il quarto sito individuato da Sogin si trova a cavallo tra Petralia Sottana e Castellana Sicula, all’interno del Parco delle Madonie in cui, come hanno evidenziato i rispettivi sindaci Leonardo Iuri Neglia e Francesco Calderaro, si registrano «numerosi disagi legati alla viabilità, con strade provinciali fatiscenti. Il nostro è un grido di rabbia, perché questa scelta vanificherebbe tutti gli sforzi fatti in questi anni per aumentare l’attrattività del Parco delle Madonie”.

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