Rocco Chinnici

Chinnici, 36 anni fa l’attentato. Musumeci: “Abbiamo il dovere di conservare la memoria”

Cerimonia questa mattina per commemorare le vittime della strage di via Pipitone Federico, avvenuta a Palermo il 29 luglio 1983, nella quale rimasero uccisi da una carica di tritolo il giudice Rocco Chinnici, i carabinieri della scorta Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e il portiere dell’edificio in cui abitava il magistrato, Stefano Li Sacchi.

Stamattina a Palermo, alla presenza delle autorità civili e militari e di un gruppo di giovani dell’associazione Libera, la giornata del ricordo si è aperta con la deposizione delle corone di fiori sul luogo della strage per proseguire, poi, con la celebrazione di una messa nella chiesa di San Giacomo dei Militari, all’interno del Comando Legione Carabinieri Sicilia. Tra i familiari presenti i nipoti di Rocco Chinnici e il figlio Giovanni, presidente della fondazione che porta il nome del giudice.

CATERINA CHINNICI: La figlia del magistrato, europarlamentare, al termine della Messa ha ricordato il padre così: “È stato un magistrato moderno e visionario che ha anticipato ciò che sarebbe venuto dopo di lui: ha avuto una lungimiranza a suo tempo non compresa neppure negli ambienti giudiziari e istituzionali, eppure ha contribuito a cambiare non soltanto la cultura giudiziaria ma anche il corso della storia della nostra terra e del nostro paese. Si parla spesso delle intuizioni di mio padre ma occorre aggiungere che i suoi metodi di lavoro furono il risultato della capacità di comprendere a fondo prima degli altri cosa fosse il fenomeno mafioso e quale fosse la sua pericolosità. L’idea di creare il nucleo del pool antimafia, quella di avviare la cooperazione tra le forze di polizia e coordinarne l’attività, principio recepito anni dopo nel codice penale, e inoltre l’idea di sollecitare il cambiamento delle coscienze a partire dal dialogo costante con i giovani, furono cose fortemente innovative per le quali al tempo fu criticato. Tutto ciò però è estremamente attuale: oggi continuiamo a lavorare sulla traccia che Rocco Chinnici ha lasciato, e questo ora è anche legislazione europea”.

“Chinnici – ha ricordato Alberto Di Pisa, magistrato in pensione e oggi commissario dell’ex Provincia di Agrigento – aveva una non comune capacità di lettura del problema mafia. Gettò le basi di quello che poi, con il suo successore Antonino Caponetto, sarebbe stato il cosiddetto pool antimafia dell’Ufficio istruzione, cui corrispondeva il pool antimafia costituito in Procura e di cui io, insieme ad altri colleghi, facevo parte”.

IL RICORDO DI MUSUMECI – ”La comunità siciliana ha il dovere di conservare la memoria e di essere grata e riconoscente a un valoroso uomo delle Istituzioni quale Rocco Chinnici è stato. Antesignano della lotta alla mafia, seppe intuire le capacità eccezionali di due giovani colleghi, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, chiamandoli accanto a sé. Oltre a comprendere che era necessario un lavoro di squadra. E fu proprio grazie al suo intuito che é stata scritta una pagina indelebile nella storia del contrasto alla criminalità, con la creazione del primo pool antimafia”.

Così il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci.c

“Quel sistema virtuoso di investigazioni – ha proseguito il governatore – ha, infatti, consentito allo Stato di avere una conoscenza approfondita del fenomeno mafioso, primo passo fondamentale per un’opera di contrasto e repressione efficace. Anche se spesso isolato e deriso, dai suoi stessi colleghi, Chinnici credeva fino in fondo nella legalità e nella giustizia e ha sacrificato la propria vita per difenderle. Ecco perché, al di là della ricorrenza odierna, abbiamo il dovere di non dimenticarlo”.

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