San Mauro Castelverde, i commercianti denunciano le estorsioni: blitz con 11 arresti

Undici persone, tra vecchi e nuovi capi e gregari nel mandamento di San Mauro Castelverde, sono stati oggetto di un provvedimento di fermo eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Palermo. L’operazione, denominata “Alastra”, ha messo in luce una serie di estorsioni a tappeto e un controllo capillare delle attività economiche della zona.

Tra i fermati anche Mico e Giuseppe Farinella, padre e figlio, ritenuti i reggenti del mandamento. Mico avrebbe continuato a comandare anche dal carcere e una volta tornato libero, all’inizio di quest’anno, ha ripreso le redini del mandamento con l’aiuto del figlio Giuseppe, omonimo del nonno morto in carcere nel 2017. Le undici persone fermate sono accusate a vario titolo di associazione mafiosa estorsione, trasferimento fraudolento di beni, corruzione, atti persecutori, furto aggravato e danneggiamento in Sicilia, Lombardia e Veneto.

L’ELENCO DEI FERMATI: I provvedimenti eseguiti dai carabinieri riguardano: Gioacchino Spinnato detto “Iachino”, nato a Tusa (Me) 68 anni, Giuseppe Farinella 27 anni, nato a Palermo; Domenico Farinella, detto Mico, 60 anni nato a San Mauro Castelverde residente a Voghera (PV); Giuseppe Scialabba, 35 anni, nato a Finale di Pollina; Francesco Rizzuto, 51 anni, nato a Palermo, Mario Venturella, 57 anni, nato a Palermo, Antonio Alberti, 46 anni, nato a Castel Lucio, Rosolino Anzalone, 56 anni, nato aPalermo, Vincenzo Cintura, 47 anni, nato a Palermo, Pietro Ippolito, 60 anni, nato a Campofelice di Roccella (Pa), Giuseppe Antonio Di Maggio, 63 anni, nato a Tusa.

Secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, gli uomini del clan di San Mauro Castelverde – all’indomani dell’operazione “Black Cat” del 2016 – avevano serrato le fila e continuato ad imporre il proprio potere. Numerose le estorsioni ai danni dei commercianti locali documentate dai militari, così come l’organizzazione di una efficientissima rete di comunicazione necessaria agli storici capi mafia detenuti per mantenere il comando e continuare a strangolare imprese e società civile.

Le indagini hanno evidenziato il ruolo ricoperto da Giuseppe Farinella, che nonostante la giovane età ha avuto il compito di coordinare gli altri affiliati, cooperando con un mafioso di Tusa, Gioacchino Spinnato, che ha gestito i contatti con gli uomini d’onore degli altri mandamenti, fra i quali Filippo Salvatore Bisconti, boss di Belmonte Mezzagno ora collaboratore di giustizia. Grazie all’attività di indagine e alla fondamentale collaborazione degli imprenditori vessati, sono state ricostruite 11 estorsioni, 5 consumate e 6 tentate. Alle vittime era imposto di pagare il pizzo o di acquistare forniture di carne da una macelleria di Finale di Pollina gestita da Giuseppe Scialabba, braccio destro di Giuseppe Farinella.

I tentacoli del mandamento si sarebbero allungati anche sull’organizzazione dell’Oktoberfest del 2018 a Finale di Pollina, quando, per impedire la partecipazione alla sagra di un commerciante che non si era piegato alle imposizioni del clan, gli indagati non avevano esitato a devastargli lo stand. Le indagini hanno consentito di evidenziare anche la gestione diretta di attività di impresa che, fittiziamente intestate a soggetti incensurati, erano nei fatti amministrate dagli indagati. Per cercare di non avere problemi con la giustizia Giuseppe Farinella e Giuseppe Scialabba avrebbero intestato a prestanome un centro scommesse di Palermo e una sanitaria di Finale di Pollina, sottoposti a sequestro, del valore di un milione di euro.

Il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra ha sottolineato con soddisfazione come “alcuni commercianti cui Cosa Nostra imponeva il pizzo hanno deciso di dar fiducia allo Stato. E lo Stato è arrivato, facendo pulizia. 11 arresti, ma soprattutto libertà. Libertà di poter far impresa economica, di poter gestire un’attività commerciale senza dover dare da mangiare a sciacalli parassiti. Si stanno, poco alla volta, moltiplicando i casi di denuncia alla magistratura ed agli inquirenti di richieste estorsive da parte di organizzazioni mafiose”.

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