Sanità, chiusa la relazione dell’Antimafia regionale: “Bottino di guerra per i politici”

La commissione regionale Antimafia, presieduta da Claudio Fava, ha approvato all’unanimità la relazione “Inchiesta sulla sanità siciliana-le interferenze della politica e gli aspetti corruttivi“. Il lavoro della Commissione si è concentrato su due direttrici: la trasparenza (o meno) della spesa sanitaria e dunque l’efficacia dei meccanismi di controllo; la legittimità (o meno) delle interferenze della politica nella gestione della sanità siciliana.

“In questi vent’anni una parte non irrilevante dei ceti professionali, pubblici e privati, ha avuto lo stesso sguardo avido sulla salute dei siciliani: un bottino di guerra, una terra di mezzo da conquistare, un’occasione per fabbricare vantaggi economici e rendite personali”, si legge nelle conclusioni.

“Ne emerge un quadro a tinte cangianti: accanto a qualità e professionalità complessive dell’offerta medica – pubblica e privata – in Sicilia, si collocano una serie di episodi non marginali di corruzione, interferenza, arrivismo, manipolazione della pubblica fede – si legge nella relazione – . Esemplare e imbarazzante – anche su questo versante – la lunga permanenza, a fianco degli uffici di governo siciliani all’epoca della giunta Crocetta, d’un “governo parallelo”, estraneo alle istituzioni regionali, avido ed impunito, che puntava ad orientare scelte, carriere, spesa e profitti. Fino all’epifania giudiziaria dell’inchiesta “Sorella sanità” che ci ha mostrato la labilità del confine che separa certa supponente antimafia dalla pratica della corruzione”.

“Sullo sfondo – conclude la relazione – resta il lavoro faticoso, determinato, prezioso che migliaia tra medici e operatori sanitari garantiscono ogni giorno negli ospedali siciliani. E che non può essere offeso dal comportamento irridente e opportunista di pochi loro colleghi o dall’ansia di clientele alimentata da una consuetudine politica dura a morire. In ogni caso, resta ancora molto da fare“.

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