sas, cassazione accoglie ricorso di due ex interinali

Sas, in 115 firmano a tempo indeterminato. “Grazie a Miccichè è finito un incubo”

Hanno firmato il contratto in 115. E sono già in servizio da fine dicembre. La vicenda della Sas (Servizi Ausiliari Sicilia scpa) si è risolta complessivamente bene per i lavoratori della partecipata regionale che si sono visti riconoscere in extremis i diritti acquisiti e hanno siglato un contratto a tempo indeterminato della durata di 12 ore e 50 minuti settimanali (due giorni a settimana) per seguire progetti finanziati dalla Regione.

Una storia da copertina, non soltanto per il lieto fine ma anche per l’anomala lotta contro il tempo. “La fine di un incubo lungo più di due anni – racconta Simonetta Papuzza, proveniente da Sviluppo Italia Sicilia -, due anni di battaglie, di lavoro che non è stato retribuito, di scioperi, di speranze. Quasi non ci speravamo più e devo ammettere che la storia non si sarebbe conclusa bene se non ci fosse stata quella presa di posizione del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè che ha smosso le acque. Siamo stati “salvati” per il rotto della cuffia, solo il 29 sera abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo con il riconoscimento delle nostre ragioni”.

La vicenda della Sas riguardava 135 lavoratori appartenenti all’albo degli ex dipendenti di società regionali liquidate o fallite, così come prevede una recente legge regionale che fissava il termine ultimo per queste assunzioni al 31 dicembre di quest’anno. L’ok dell’Ars però non era bastato a dare l’input decisivo. La Sas, con il presidente Marcello Caruso, riteneva di non poter procedere ad assunzioni a tempo indeterminato perché i progetti finanziati dalla Regione si sarebbero conclusi nel giro di due anni.

E’ stato allora, primi di dicembre, che il presidente dell’Ars Miccichè ha scelto la “via breve” per sollevare il caso: una intervista televisiva decisamente irrituale ma efficace, una “comunicazione” forte – lontana dagli schemi spesso ingessati della politica di Palazzo – di chi la comunicazione la conosce e l’ha insegnata. Miccichè, in sintesi, ha chiesto le dimissioni di Caruso, ha parlato di “farabutti che hanno fatto inutile terrorismo”, di “ingiustizie subite dai lavoratori licenziati per fare una cortesia a Renzi”. Il “polverone” ha fatto effetto, la burocrazia ha bruciato le tappe visto che già il 18 sul sito della Sas è stato pubblicato il bando e la commissione chiamata a valutare le domande si è riunita anche sotto le feste di Natale.

Nel frattempo anche l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, altra pedina importante della vicenda Sas, si è esposto in prima persona, confermando a chiare lettere che “la legge ci consente di assumere perchè non si tratta di nuove assunzioni ma di persone che avevano un contratto a tempo indeterminato ma che era stata licenziata”. E alla Sas c’è stato l’immediato cambio al vertice con le dimissioni di Marcello Caruso e la nomina a presidente dell’avvocato Giuseppe Di Stefano (nella foto) il quale, insieme ai consiglieri d’amministrazione Giancarlo Migliorisi e Giovanna Gaballo, dopo un veloce esame delle carte ha ribadito che l’assunzione a tempo indeterminato era l’unica soluzione possibile.

Ma bisognava fare tutto entro il 2018, altrimenti non sarebbero stati utilizzabili i fondi che l’Ars aveva messo a disposizione. Il traguardo finale è stato tagliato il 29. 115 lavoratori (98 di categoria D, gli altri di C e B) hanno trascorso il primo Capodanno sereno dopo tanto tempo, qualcuno ha preferito rinunciare, altri 7 sono stati fermati da un parere dell’Avvocatura: forse ci sarà qualche ricorso ma quella è un’altra storia.

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