Saverio Romano

Saverio Romano: “Il progetto Paese riparta dal Sud, la politica si occupi delle periferie”

“Una vera politica di Centro risponde al disagio sociale e alle disuguaglianze economiche indicando un percorso di crescita con risorse e progetti. Chi strumentalizza le paure e la disperazione sociale fa terrorismo e non politica”.

A parlare è Saverio Romano, leader di Cantiere Popolare, in un “affresco” politico sulla Sicilia indirizzato al Governo nazionale in cui si sottolineano i gap infrastrutturali che lasciano il Sud e la Sicilia senza speranza.

“Esiste una domanda fortissima di impegno politico responsabile, senza qualunquismi e demagogie – prosegue Romano -. È la nobile tradizione di quel Centro che ha una identità culturale e un modello di società e che si fonda su valori e idee condivise, non a quello farlocco di chi fino a ieri gridava ai complotti di Bruxelles e oggi indossa il vestito buono per sembrare istituzionale e moderato. Serve una politica concreta che si occupi delle periferie, a cominciare dal Sud che si desertifica, che si affida all’assistenzialismo, al fatalismo o alle sirene della criminalità organizzata”.

“Oggi il Meridione è senza infrastrutture e senza speranza, terra di conquista e mercato per le imprese del Nord, fuori dall’agenda del governo e dalle priorità, esclusa dai piani di investimento. Le chiacchiere stanno a zero: il “progetto Paese” riparta dal Sud. Eni, Ferrovie, Anas, Cassa Depositi e Prestiti ci mettano le risorse, i progetti e se ne assumano gli oneri, come fanno nel resto del Paese. Treni e strade sono da terzo mondo al Sud. Quanto costano i voli aerei da e per la Sicilia e la Sardegna? Una enormità! Servono idee e piani di sviluppo territoriali. Parliamo di giustizia sociale: nelle bollette i siciliani trovano una voce riferita al contributo che pagano per le fonti rinnovabili ed assimilabili (CIP 6). Ebbene in essa sono compresi i termovalorizzatori distribuiti sul territorio nazionale (ben 53) di cui ben 13 in Lombardia e nessuno in Sicilia”.

“Occorre rinegoziare le tariffe a livello nazionale e riprendere la contrattazione con le compagnie che erogano il servizio che oggi penalizza oltremodo le imprese che operano nel nostro territorio e gli utenti, alle prese con un rapporto oneroso tra il costo che devono sostenere e il servizio loro offerto. Porto hub in Sicilia: è da fare, e al più presto per rendere l’Isola una piattaforma naturale per il flusso internazionale di merci! Parliamo di cose concrete, non di fantasie. Parliamo di Politica e del suo primato sull’economia e la finanza. Aizzare le piazze non ci appartiene, non serve, danneggia le istituzioni e marginalizza chi è già emarginato.

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