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Sea Watch, dal dramma dei 47 migranti allo show della politica italiana ed europea

La Sea Watch 3 si sta dirigendo verso Catania, dove sbarcheranno i 47 migranti dopo dodici giorni di estenuante navigazione (con i maggiorenni che saranno trasferiti all’hotspot di Messina). Nel frattempo, è già ora di tirare le somme perché le cose da rimarcare non sono poche.

LA CORTE DI STRASBURGO  – Partiamo dalla Corte Europea dei Diritti dell’uomo che ha sede a Strasburgo, dove si trova anche il Parlamento europeo. Sì, perché dobbiamo rimarcare non tanto quanto chiesto dall’organo giurisdizionale all’Italia (cioè “prendere il prima possibile tutte le necessarie misure” per assicurare alle persone a bordo della nave ONG “cure mediche adeguate, cibo e acqua”, nonché “tutela legale” per i minori non accompagnati) ma soprattutto il mancato accoglimento della richiesta da parte dei rappresentanti della Sea Watch di ordinare all’Italia lo sbarco. In poche parole, secondo la Corte, il Governo non stava commettendo alcuna azione passibile di essere definita contraria ai diritti umani. E non è poca cosa.

L’OLANDA – La Sea Watch 3 è una nave ONG battente bandiera olandese. Ora, logica vorrebbe che il primo Paese a cui consegnare non tutti ma almeno una buona parte dei migranti a bordo dell’imbarcazione sarebbe proprio l’Olanda. Eppure, il Ministero della Giustizia dei Paesi Bassi ha respinto la richiesta italiana di accoglierli. Il motivo? “Occorre distinguere tra persone che hanno effettivamente bisogno di asilo e migranti economici”, aggiungendo che “quelli che non hanno diritto alla protezione internazionale devono essere mandati indietro immediatamente al loro arrivo ai confini europei”. “Senza una prospettiva per tale soluzione – ha rimarcato il Ministero – l’Olanda respinge misure ad hoc”. In poche parole, anche se la Sea Watch è ‘olandese’, Amsterdam non ne vuole sapere di accogliere i migranti che l’imbarcazione va a raccogliere nel Mediterraneo. Particolare, no?

IL GOVERNO ITALIANO – Piaccia o non piaccia, l’obiettivo del governo Conte è stato di nuovo raggiunto, cioè i migranti che sbarcano in Italia, sbarcano in Europa, ragione per cui i paesi dell’UE devono accollarsi, insieme al nostro, l’onere dello smistamento (al contrario di quanto accadeva con i governi immediatamente precedenti a quello giallo – verde). Sette i Paesi ‘convinti’ dal premier: Italia, Lussemburgo, Germania, Francia, Portogallo, Romania e Malta. Insomma, la linea ‘dura’ sta pagando (e sempre non contraria ai diritti dell’uomo, altrimenti la Corte di Strasburgo, come detto, avrebbe deciso altrimenti).

IL PARTITO DEMOCRATICO – Nel bel mezzo delle contestatissime consultazioni elettorali intestine per la scelta dei candidati alla segreteria nazionale, dove scontri, liti e guerre di numeri sono stati all’ordine del giorno, segno che il clima rovente all’interno del PD è secondo solo a quello… del Venezuela, c’è stata la ‘staffetta democratica’, così battezzata dal segretario regionale Davide Faraone. Sono, infatti, saliti sulla Sea Watch: Gennaro Migliore, Giuditta Pini, Lia Quartapelle, Luca Rizzo Nervo, Maurizio Martina, Matteo Orfini, lo stesso Faraone, Fausto Raciti e Giovanni Cafeo. Di nuovo Faraone ha parlato di “Missione compiuta” (lo stesso incipit usato da Conte), sostenendo che “gli ostaggi di Salvini e Di Maio stanno per essere liberati. Grazie a tutti i parlamentari del Pd che hanno partecipato alla staffetta democratica, grazie al sindaco di Siracusa e alla sua comunità. La solidarietà vince. Ora chiediamo che si faccia chiarezza sul comportamento di Salvini. Abbiamo fatto un esposto in procura”. In poche parole, sembra quasi che lo sbarco dei migranti sia stata opera del Partito Democratico. Beh… Ciò che possiamo dire è che almeno, quando c’è da scontrarsi contro il governo (soprattutto contro Salvini in casi come questi), il PD è unito.

STEFANIA PRESTIGIACOMO – Anche Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia, è salita a bordo della Sea Watch, attaccando altresì le politiche salviniane (come già fa, ad esempio, la collega Mara Carfagna). Un’iniziativa che ha fatto rumore ma bollata come “personale” da Antonio Tajani, il numero due del partito, sottolineando altresì che “Berlusconi non ne sapeva nulla“. In poche parole, l’azione della Prestigiacomo pare che non sia stata ben digerita dai vertici romani – perché sarà stata ‘personale’ ma sempre di Forza Italia è – mentre è piaciuta a Gianfranco Micciché: “Bravissima Stefania – ha detto il commissario regionale forzista – Ha fatto bene, anzi benissimo, a salire sulla nave Sea watch per accertarsi delle condizioni dei migranti a bordo. Io davvero non riconosco più tanti miei colleghi di Forza Italia, che hanno preso le distanze da questo gesto di umanità”. La spaccatura sul tema c’è ed è inutile negarlo.

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