Sea Watch: “Basta aspettare, disperazione a bordo”. Intanto le donazioni salgono

“Buongiorno Ue. Ieri, a causa di un’emergenza, siamo entrati nelle acque italiane. La guardia costiera e la Guardia di finanza sono stati a bordo. Abbiamo aspettato una notte, non possiamo più aspettare. La disperazione delle persone non è qualcosa con cui giocare”.

Così la ong tedesca Sea Watch in un tweet, mentre la nave è ferma da ieri appena fuori dal porto di Lampedusa col divieto di sbarcare.

Al momento, intanto, né Guardia Costiera né Guardia di Finanza hanno ricevuto indicazioni affinché la situazione possa sbloccarsi rapidamente.

Le soluzioni possibili, scartando ovviamente l’ipotesi che la Sea Watch si allontani da Lampedusa alla ricerca di un porto diverso, sono al momento due: quella prospettata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, vale a dire un accordo ‘diplomatico’ con l’Ue per la ridistribuzione dei 42 migranti che coinvolga Olanda e Germania o un provvedimento di sequestro della polizia giudiziaria o dell’autorità giudiziaria che, come già avvenuto proprio per la Sea Watch ma anche per la nave di Mediterranea Saving Humans ‘Mare Ionio’, consentirebbe di far arrivare l’imbarcazione in porto e far scendere i migranti.

Al momento però, secondo quanto l’Ansa ha appreso da fonti qualificate, non è stata formalizzata alcuna denuncia né nei confronti della capitana Carola Rackete, che rischia oltre al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina anche la contestazione del reato di mancato rispetto dell’ordine di arrestare l’imbarcazione da parte di una nave da guerra come già successe per comandante e capo missione della Mare Ionio, né dell’equipaggio.

L’indicazione, sempre secondo quanto ha appreso l’Ansa, è quella di attendere che la situazione si sblocchi per via diplomatica. Anche se, ragiona una fonte, “l’attesa non può essere infinita”. Allo stato, infine, non dovrebbe scattare l’arresto per la comandante: dal punto di vista penale, viene fatto notare, la situazione è identica a quelle precedenti che hanno coinvolto sia la Sea Watch sia la Mare Ionio e in nessuno di quei casi sono stati presi provvedimenti analoghi.

LE DONAZIONI – Hanno raggiunto quota 36.602 euro le donazioni alla Sea Watch che ha lanciato la campagna “Aiutaci a salvare vite”. Sono 1.101 finora i sostenitori della ong tedesca, quando mancano 74 giorni alla conclusione della campagna. L’obiettivo, spiega la ong, “è sostenere Sea Watch per aiutarci a essere dove c’è bisogno di soccorrere, per restare in mare e continuare a salvare vite ottemperando al diritto del mare”. Si possono donare da 5 euro (cibo e bevande per una persona soccorsa) a 25mila euro (rifornimento di un pieno di carburante per un mese). Sea-Watch, informa, “nasce dalla volontà di privati cittadini e persone della società civile, dal loro rifiuto di stare a guardare le morti e i naufragi delle tante persone che, in fuga dall’inferno libico, rischiano la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, senza alcuna alternativa di ingresso legale”.

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