sistema montante depòone un ex dipendente chi non era con lui era contro di lui

“Sistema Montante”, depone un ex dipendente: “Quella valigetta piena di soldi…”

Giornata di deposizioni oggi al processo sul “sistema Montante” che si celebra con il rito ordinario a Caltanissetta. Ha deposto Maria Lucia Di Buono, storica responsabile dell’amministrazione di Assindustria.

“La mia sensazione -ha detto la Di Buono – era che l’ingegnere Di Vincenzo ritenesse Antonello Montante come una persona non all’altezza per quella carica. Infatti non lo sostenne, nonostante avesse da lui ricevuto appoggio. Poi l’atteggiamento di Montante fu che chi non era con lui era contro di lui”.

Il periodo in questione è il 2005. Maria Lucia Di Buono fa riferimento a quando Antonello Montante divenne presidente di Confindustria Sicilia, sostituendo proprio Pietro Di Vincenzo, l’imprenditore nisseno successivamente accusato di essere vicino alla mafia e poi assolto. Tra gli accusatori dell’ingegnere c’era pure Montante.

L’ex presidente di Confindustria, ritenuto al centro di un sistema di corruzione finalizzato ad avere informazioni su inchieste in corso, è già stato processato e condannato a 14 anni in abbreviato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Secondo l’accusa, avrebbe svolto inoltre un’attività di dossieraggio contro chi riteneva a lui ostile. A Di Vincenzo che in questo processo è parte civile venne confiscato il patrimonio valutato in 280 milioni di euro.

Da segnalare anche la presenza in aula di Tullio Giarratano, ex direttore di Assindustria, il quale – rispondendo alle domande degli avvocati di Montante – ha precisato di non ricordare “perché dopo l’arresto dell’imprenditore Vincenzo Arnone nel 2001 non vennero presi provvedimenti dal direttivo di Confindustria. Fino a tale data Arnone era ritenuto una persona per bene”.

In aula oggi anche Michele Tornatore, oggi ristoratore, all’epoca dipendente dell’Htm, società del gruppo Montante, che ha risposto alle domande del pm Stefano Luciani. “Mi ero rifiutato di firmare una liberatoria per fare un nuovo contratto di lavoro. A quel punto Montante non accettò il mio rifiuto e mi disse: fino a quando io vivrò tu non lavorerai più da nessuna parte. Farò delle lettere circolari a tutte le aziende con cui ho contatti con cattive referenze su di te. Non andai avanti con azioni legali perché mi dissero che al 50% in tribunale mi si poteva anche non dare ragione. E quindi siccome non me lo potevo permettere ho preferito così”.

Tornatore ha ricordato anche un altro episodio: “Arrivammo con la macchina davanti l’ingresso dell’albergo Jolly Hotel di Milano e lui mi chiese di dargli una mano per portare su i bagagli. Dissi di chiamare il fattorino visto che la macchina era messa male e lui mi rispose: ‘no visto quello che è contenuto nei bagagli preferisco che lo faccia tu’. Una volta arrivati in stanza, mentre io posavo gli altri bagagli, lui infilò la sua valigetta sotto il letto. La borsa si aprì ed era piena di mazzette da 100 e 200 euro. Notò il mio imbarazzo e mi disse che quelli erano soldi che doveva dare a una persona”.

Tornatore parla anche di favori promessi da Montante. “Una volta – racconta – eravamo in macchina e Montante disse al suo interlocutore al telefono: diamogli un incarico perché comunque è il marito di un magistrato. Non so chi sia la persona e chi fosse il magistrato”.

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