Sistema Montante, il colonello Orfanello: “Ho ricevuto accuse da persone che non conosco”

“Nei miei confronti sono state mosse accuse pesantissime da parte di persone che non conoscevo nemmeno”. Così ha parlato in udienza presso l’aula bunker di Caltanissetta, il colonnello della guardia di Finanza Ettore Orfanello, accusato di far parte del “cerchio magico” di Antonello Montante.

Orfanello ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee, analizzando una per una le dichiarazioni dei vari teste che in questi mesi si sono susseguiti sul banco dei testimoni del processo con rito ordinario, che vede diciassette imputati, tra cui l’ex presidente del Senato Renato Schifani, l’ex direttore dell’Aisi Arturo Esposito; l’imprenditore Massimo Romano, ilmaggiore della Guardia di Finanza Ettore Orfanello; il luogotenente Mario Sanfilippo e il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo.

“Confermo che con il dottore Giovanni Crescente non ho mai parlato – ha detto – Così come per Pasquale Tornatore che è andato in tv a dire quanto pessima fosse la mia persona. Salvatore Jacuzzo non so che faccia abbia. Ho sentito che era uno dei rappresentati dell’Asi. Non mi riesco a capacitare di accuse così pesanti da parte di tutte queste persone”. Poi Orfanello si è soffermato sulle dichiarazioni del commercialista Paolo Buono e dell’imprenditore Pasquale Tornatore. “Il dottore Buono mi ha colpito molto per la preparazione. Uno dei migliori commercialisti di Caltanissetta”.

“La cosa che mi ha stupito – ha continuato – è lo stupore sugli accertamenti che abbiamo fatto. Mi viene da sorridere. Ho fatto dodici verifiche nei confronti di altrettanti professionisti. Nei confronti di tutti e dodici ho fatto gli accertamenti bancari. Ora un commercialista dello spessore di Buono non sapeva che dodici su dodici sono stati verificati? Il dottore Buono non è stato destinatario di un’attività più penetrante degli altri, questa è un’enorme fesseria. E’ stato trattato come tutti gli altri”.

E su Tornatore ha aggiunto: “Il controllo fiscale a Tornatore è la cosa più banale che la Guardia di Finanza possa fare nei confronti di un imprenditore. Sentirsi perseguitati se dopo 20 anni di attività si riceve un controllo fiscale, che ha impegnato una mattina della sua vita, mi sembra esagerato e assume contorni grotteschi”.

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