“Sorella sanità”, la Procura aveva chiesto pene più severe. Eseguite altre perquisizioni

Il direttore generale dell’Asp di Trapani Fabio Damiani e il suo collaboratore Salvatore Manganaro non hanno risposto all’interrogatorio di garanzia dopo l’operazione “sorella sanità” che ha portato a numerosi arresti (tra carcere e domiciliari) nel mondo della sanità con accuse di truffe e mazzette su grossi appalti.

Fabio Damiani e Salvatore Manganaro sono i due che sono stati tradotti in carcere. Ma si scopre che la richiesta della Procura era più severa per molti altri imputati. C’era richiesta di carcere anche per Antonio Candela, ex manager dell’Asp di Palermo e commissario regionale all’emergenza Covid 19 per il quale invece il Gip ha deciso i domiciliari. E anche per il deputato Carmelo Pullara, indagato nell’ambito della stessa inchiesta, la richiesta era quella degli arresti domiciliari, non accolta perchè si è trattato “di una sollecitazione non accolta e non avvenuta in pubblico”.

Nelle prossime ore proseguiranno gli interrogatori di garanzia ma nel frattempo non è escluso che i pm, coordinati dall’aggiunto Sergio Demontis, possano impugnare alcune delle decisioni adottate. Proseguono le perquisizioni della Guardia di Finanza che stanno sequestrando una serie di atti riguardanti altre gare pubbliche delle Asp di Palermo e Trapani. E nel frattempo si è fermato l’iter di una gara da oltre 200 milioni di euro per la gestione e la manutenzione di apparecchiature elettromedicali la cui commissione aggiudicatrice è guidata da un dirigente indicato da Damiani.

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