Spalmadebiti, Italia Viva alza la voce. “La Sicilia faccia le riforme e tagli le spese”

Un lunedì di snervante attesa. Il Consiglio dei Ministri è in programma per le 18 e all’ordine del giorno c’è anche la Sicilia con il provvedimento spalmadebiti, esitato nei giorni scorsi dalla commissione paritetica, che prevederebbe la possibilità di spalmare nell’arco di dieci anni il pesante deficit della Regione messo nero su bianco dalla Corte dei Conti.

La situazione però non è del tutto serena e la conferma arriva dalla uscite pubbliche di due esponenti di Italia Viva: il presidente dei senatori, il siciliano Davide Faraone e il deputato alla Camera Luigi Marattin.

Faraone garantisce che “Italia Viva darà una mano già dal Consiglio dei Ministri, proponendo modifiche migliorative del testo” partendo dal presupposto che “non si può scaricare sui sindaci, sui lavoratori, sui cittadini siciliani il malgoverno passato e presente”. Ma Faraone chiede al governo regionale di garantire le riforme, senza pretendere “che vengano finanziati la cattiva politica e gli sprechi. Musumeci proponga riforme utili ai siciliani e tagli alle spese inutili, solo così avrà le carte in regola per chiedere di aver spalmato il debito. Non si possono firmare cambiali in bianco ad un presidente di regione totalmente immobile”.

Marattin invece sostiene che il provvedimento all’esame del CdM è “un dito in un occhio a tutti gli amministratori pubblici che si fanno in quattro per rispettare le regole”. Secondo Marattin è “la classica polvere sotto il tappeto, che tanti danni ha fatto (e continua a fare) alla finanza pubblica italiana, nazionale e locale”.

“Noi siamo profondamente contrari ad ogni norma che – derogando alle regole valide per tutti – fornisca vantaggi di breve periodo senza assicurare una buona volta un risanamento strutturale. Un’altra strada è possibile. Nel giugno 2016 il governo Renzi e la Sicilia stipularono un accordo che condizionava i vantaggi economici per la regione ad una serie di obblighi che la regione avrebbe dovuto realizzare al fine di operare un vero risanamento strutturale: riduzione della spesa corrente al netto della sanità, riduzione del numero dei dirigenti, riduzione delle società partecipate e altro ancora. Magicamente, questo obblighi sono scomparsi l’anno scorso, ad opera del primo governo Conte”.

“Italia Viva – conclude Marattin – chiede di modificare l’art.7 della norma in discussione oggi. Oppure di ripristinare subito gli obblighi di risanamento che erano stati inseriti nel 2016 e cancellati lo scorso anno. Perché una buona volta questa storia deve finire, per il rispetto dei contribuenti italiani e dei tanti amministratori (a cominciare da quelli del Sud) che rispettano le regole”.

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