Spese pazze all’Ars, pesanti condanne per cinque ex deputati regionali /I NOMI

La terza sezione del tribunale di Palermo ha condannato cinque imputati, tutti ex deputati regionali, nel processo per le cosiddette spese pazze dell’Assemblea regionale siciliana fra cui Salvo Pogliese, attuale sindaco di Catania, condannato a 4 anni e 3 mesi. Pogliese rischia la sospensione dalla carica per effetto della legge Severino. Sono stati condannati: Giulia Adamo a 3 anni e sei mesi, Cataldo Fiorenza a 3 anni e 8 mesi. Rudy Maira a 4 anni e sei mesi, Livio Marrocco a 3 anni. Le somme contestate sono per Adamo 11.221 euro, per Fiorenza 16.220, per Maira 82.023, per Marrocco, 3961, per Pogliese 75,389. Ai condannati, tranne Maira, sono state concesse le attenuanti generiche. Unico assolto Giambattista Bufardeci.

Gli imputati sono tutti accusati di peculato continuato per aver utilizzato fondi dei gruppi parlamentari, di cui erano ai vertici, in maniera impropria.  Il tribunale ha interdetto Pogliese e Maira in perpetuo dai pubblici uffici e Marrocco e Fiorenza per due anni e 6 mesi. I giudici hanno inoltre dichiarato l’estinzione di rapporti di lavoro o di impiego di Maira e Pogliese nei confronti di amministrazioni o enti pubblici. Tra le spese contestate dall’accusa a Pogliese vi sono: 1.200 euro per la “sostituzione di varie serrature e varie maniglie per porte” in uno studio professionale di famiglia, 30 mila euro per soggiorni in albergo a Palermo, anche assieme ai familiari, cene e spese di carburante, 280 euro per la retta scolastica del figlio e 30 mila ero in assegni girati sul conto personale.

Nel 2014, quando iniziò l’inchiesta, erano una ottantina tra impiegati e politici, accusati di aver speso denaro pubblico, destinato all’attività dei gruppi parlamentari dell’Ars, per usi impropri. Nel corso degli anni la Corte dei Conti ha emesso condanne per danno erariale e per quanto riguarda l’aspetto penale, tra patteggiamento, rito abbreviato, archiviazione e proscioglimento, alla sbarra sono rimasti in sei.

Invitato da Pd e M5S a dimettersi, senza attendere la sospensione per via della Severino, il sindaco parla di “condanna ingiusta” e spera nella celerità del processo d’appello per ribaltare l’esito del primo grado mentre la Lega, a cominciare dal coordinatore regionale Candiani, lo difende e parla di un’operazione di sciacallaggio da parte di chi vuole che lasci in suo incarico.

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