Stato-mafia, ascoltato l’ex pm Di Pietro: “Falcone mi disse di controllare gli appalti”

Antonio Di Pietro, il magistrato che negli anni ’90 guidò le indagini su Mani Pulite” e poi divenuto leader di “Italia dei Valori” è stato ascoltato come teste al processo d’appello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia in corso davanti alla Corte d’assise d’appello di Palermo.

Di Pietro ha parlato dei suoi rapporti con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con cui, prima degli attentati, parlò della possibilità che ci fosse una ‘mani pulite’ siciliana.

“Conobbi Giovanni Falcone quando era direttore degli Affari penali al ministero della Giustizia – ha detto -. Eravamo agli inizi di Mani Pulite, Falcone fu il mio maestro nel campo delle rogatorie e mi disse di controllare gli appalti in Sicilia. Cioè, l’indicazione era capire se imprese del Nord si fossero costituite in associazioni temporanee di imprese con imprenditori siciliani per l’aggiudicazione di lavori nell’isola”.

Di Pietro è stato citato dalla difesa di uno degli imputati, l’ex capo del Ros Mario Mori, imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato. “Di appalti e della necessità di discutere insieme dell’argomento parlai anche con Borsellino. Decidemmo di fare il punto insieme, ma non ci fu il tempo di farlo”.

“Scoprimmo – ha aggiunto Di Pietro – che parte della tangente Enimont attraverso Paolo Cirino Pomicino era arrivata a Salvo Lima in buoni del tesoro”.

 

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