Stato-mafia: assolti in appello Dell’Utri, Mori, De Donno e Subranni, 27 anni a Bagarella

Gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno e il senatore Marcello Dell’Utri sono stati assolti in appello nel processo sulla “trattativa Stato-mafia”: lo hanno deciso i giudice della Corte di Palermo riuniti in Camera di Consiglio da lunedì scorso.

Una sentenza che di fatto ribalta il primo grado, dove i 4 erano stati condannati: i 3 ex ufficiali vengono assolti dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato “perché il fatto non costituisce reato”, mentre per Dell’Utri “il fatto non sussiste”. Il pg Fici si è limitato a dichiarare che la Procura generale – che invece aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado – attende le motivazioni (che vanno depositate entro 90 giorni).

Le accuse al pentito Giovanni Brusca sono dichiarate prescritte, mentre la pena al boss Leoluca Bagarella viene ridefinita in 27 anni (con riqualificazione del reato in tentata minaccia a Corpo politico dello Stato). Confermata invece la condanna ad Antonino Cinà a 12 anni. Presenti, oggi, i sostituti procuratori generali Sergio Barbiera e Giuseppe Fici, e gli avvocati delle difese. Assenti gli imputati.

Il legale di Marcello Dell’Utri, Francesco Centonze: “Dopo 25 anni di processi, il nostro assistito è stato dichiarato estraneo a questa imputazione. Dell’Utri evidentemente non è stato il trait d’union tra la mafia e la politica”.”Abbiamo sentito sia il generale Mori che De Donno e sono molto contenti. La sentenza stabilisce che la trattativa non esiste. È una bufala, un falso storico”, afferma invece l’avvocato Basilio Milio, legale del generale Mario Mori. Lo stesso generale dice: “Felici perchè finalmente la verità viene a galla”.

IL TESTO DEL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA

“In parziale riforma della sentenza emessa dalla Corte di assise di Palermo in data 20 aprile 2018 assolve Giuseppe De Donno, Mario Mori e Antonio Subranni dalla residua imputazione a loro ascritta per il reato di cui al capo A, perchè il fatto non costituisce reato”.

“Dichiara non doversi procedere nei riguardi di Leoluca Bagarella, per il reato di cui al capo A, limitatamente alle condotte commesse in pregiudizio del governo presieduto da Silvio Berlusconi, previa riqualificazione del fatto come tentata minaccia pluriaggravata a corpo politico dello stato, per essere il reato così riqualificato estinto per intervenuta prescrizione. E per l’effetto ridetermina la pena nei riguardi di Bagarella in 27 anni di reclusione”.

“Assolve Marcello Dell’Utri Marcello dalla residua imputazione per il reato di cui al capo A, come sopra riqualificato, per non avere commesso il fato e dichiara cessata l’efficacia della misura cautelare del divieto di espatrio già applicata nei suoi riguardi”.

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