Stato-mafia, Giovanni Ciancimino: “Mio padre fu chiamato per fermare le stragi”

Vito Ciancimino chiamato per fermare le stragi. Lo afferma il figlio, Giovanni Ciancimino, a cui l’ex sindaco avrebbe confidato di essere stato “contattato da personaggi altolocati per trattare con l’altra sponda e porre fine” alla “mattanza” delle stragi di mafia.

Al processo d’appello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia in corso davanti alla corte d’assise d’appello,  Giovanni Ciancimino afferma: “Quando mio padre alludeva all’ ‘altra sponda’ si riferiva a Cosa nostra e questo per rimarcare una sorta di distanza tra lui e i mafiosi”. Su tre suoi incontri col padre avvenuti dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio afferma: “Comunque lui mi parlò genericamente di personaggi altolocati. A indicare in questi interlocutori i carabinieri fu poi mio fratello Massimo (Massimo Ciancimino, condannato nel processo trattativa per avere calunniato l’ex capo della polizia Gianni de Gennaro ndr)”.

Il teste si è a lungo soffermato sul suo conflittuale rapporto col padre; dopo la strage di via D’Amelio Vito Ciancimino si sarebbe rivolto al figlio Giovanni per un consiglio: “tirò fuori un bigliettino arrotolato – ha raccontato – e mi chiese qualcosa riguardo la possibilità di accedere al giudizio di revisione, riferendosi in particolare ai condannati al maxi processo, e sulla legge Rognoni-La Torre”.

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