Strage di Capaci e attentato all’Addaura, l’autista di Falcone ascoltato dall’Antimafia

“E’ fatta: io sarò il procuratore nazionale antimafia, prenditi il brevetto per l’elicottero”. Sarebbe questa la frase riferita da Giovanni Falcone al suo autista Giuseppe Costanza, oggi ascoltato in Commissione Antimafia. Il particolare è stato reso noto mentre parte dell’audizione era secretata. Ma a riferirlo, nel corso delle domande dei commissari a Costanza, è stato il senatore Pietro Grasso.

Costanza è stato ascoltato dalla commissione nazionale antimafia. “Sono trascorsi ben 27 anni e avrei sperato di essere su questi banchi molto prima: non ho avuto possibilità di dare il mio contributo. Non ho mai avuto un sostituto, ero solo io in servizio, non c’era tutela in auto, eravamo solo io e lui”. Disappunto sottolineato anche dal presidente della commissione Nicola Morra

“Su queste vicende un uomo come Giuseppe Costanza, che gli è vissuto accanto, poteva dare qualche elemento in più a chi volesse approfondire. Forse questa volontà è mancata perché tanta parte della magistratura lavorava in sintonia con mondi politici che non volevano approfondire al meglio quegli anni e quei contesti”.

Costanza ha ricostruito le fasi dell’attentato di Capaci. “Quel 23 maggio Giovanni Falcone scese dall’aereo con la moglie, abitualmente lei si sedeva accanto al passeggero. Così fece quel pomeriggio. Lui si è posto alla guida per essere seduto accanto alla moglie. Io ero seduto dietro, centralmente. Durante il tragitto si diceva che lui non si sarebbe fermato a casa, aveva un incontro con altri magistrati, mi invita a portare la moglie a casa e ci saremmo rivisti il lunedì mattina per riportarlo in aeroporto. Sono stato accanto a Falcone per 8 anni, entravo a casa sua, aveva i fascicoli anche a casa sua, li studiava anche in vestaglia. A volte mentre guidavo la testa gli ciondolava, chissà da quanto tempo lavorava, si rilassava così. E’ stato un uomo condannato senza aver commesso crimine per cercare di dare giustizia”.

L’autista ha ricordato poi il giorno dell’attentato all’Addaura: “Mi chiamò a casa comunicandomi i suoi spostamenti: mi disse che aveva due ospiti elvetici all’Addaura. Rientrai in servizio e come si faceva abitualmente scesi sulla scogliera a bonificarla. Quel giorno si rinvenne un borsone con una muta da sub poggiata sopra, presente l’agente di polizia Roberto Lindari che incautamente ha aperto una cerniera. Venne rinvenuto un contenitore metallico e un altro collegato con fili: si capì subito che era una bomba e fu dato l’allarme. Il magistrato era incredulo e mi chiamò: cosa è? Lei l’ha vista? Finalmente si convinse”. L’artificiere fu bravissimo “e con una minicarica l’ha fatto brillare, ha aperto come se si fossero usate le chiavi, nulla fu distrutto”, fu fatta saltare solo la serratura, non il dispositivo.

Costanza ha aggiunto che subito dopo quell’attentato stipulò  assicurazione “affinchè in caso di morte i miei avessero una assicurazione. Ma io nel 1992 ho subito l’attentato di Capaci e si pensava non ce la facessi a sopravvivere, eppure ma sono qui. La polizza andò perduta: valeva solo in caso di morte”.

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