scarantino
Vincenzo Scarantino.

Strage di Via d’Amelio, Scarantino: “I poliziotti mi dicevano cosa dovevo dire”

“I poliziotti mi dicevano cosa dovevo dire ai magistrati”. Questo quanto affermato in aula bunker a Caltanissetta da Vincenzo Scarantino, il falso pentito che oggi è stato ascoltato nell’ambito del processo sul depistaggio dell’inchiesta sulla strage di Via d’Amelio, inchiesta in cui i tre poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo sono accusati di concorso in calunnia aggravata dall’avere favorito Cosa nostra.

Rispondendo alle domande del pm Gabriele Paci, Scarantino afferma: “Erano tutti consapevoli che io non sapevo niente. Ma dovevo portare questa croce. Mi hanno rovinato l’esistenza, io non ho mai fatto niente. Io con le stragi non c’entro; andavo dai magistrati e ripetevo, quando ci riuscivo, quello che mi facevano studiare. Ma non sempre riuscivo a spiegare ai magistrati o alla corte quello che mi insegnavano”

Scarantino sostiene di aver subito anche pressioni psicologiche da un altro poliziotto, Vincenzo Ricciardi, sulle sorti della moglie e dei propri figli e aggiunge: “Mi dicevano: ‘Quando non sai una cosa basta che dici ai magistrati che devi andare in bagno, tu ti allontani e poi ci pensiamo noi. Ti diciamo noi quello che devi dire’. E quando andavo alle udienze dicevo che dovevo fare la pipì, andavo nella stanza e mi dicevano loro cosa dire”.

Scarantino poi racconta: “Telefono a mia mamma e le dico che non ce la facevo più, era come una bomba che stava per esplodere. Mia mamma mi dice: ‘devi solo dire tutta la verità’. E mi dà il numero del giornalista Angelo Mangano. Lo chiamai con il telefono fisso di casa che mi ha fatto mettere il dottore La Barbera, avevo la possibilità di chiamare chi volevo. A Mangano dissi tutte cose. Finalmente mi sentivo come se fossi in spiaggia, con la mente libera”.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI