Stragi di Capaci e via D’Amelio, condanna all’ergastolo per Matteo Messina Denaro

È stato uno dei mandanti delle stragi del 92. Matteo Messina Denaro dopo 14 ore di camera di consiglio è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta da Roberta Serio.

Il boss trapanese latitante dunque viene ritenuto responsabile delle stragi di Capaci e Via D’Amelio costate la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e agli agenti delle scorte Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Una vittoria importante per il rappresentante dell’accusa, il procuratore aggiunto Gabriele Paci, che lo ha indicato come uno dei principali responsabili della linea stragista di Cosa nostra imposta dai cortonesi di Totò Riina. Lui, il superlatitante, avrebbe consentito quel clima di unanimità “senza il quale il “capo dei capi” non avrebbe potuto portare avanti i suoi piani stragisti, se non a rischio di una guerra di mafia”.

Quello che si è concluso alla mezzanotte è stato il terzo processo che si celebra a Caltanissetta per la strage di Capaci e il quinto celebrato per la strage di via D’Amelio. Nelle altre tranche sono stati condannati a vario titolo capimafia ed esecutori materiali dei due attentati.

La corte d’assise di Caltanissetta ha disposto anche provvisionali immediatamente esecutive per tutte le parti civili. Alle vedove e ai figli delle vittime sono stati liquidati 500 mila euro ciascuno, 300mila ai fratelli, mentre ai nipoti somme tra i 10 e i 50 mila euro. Centomila euro sono andati ai tre superstiti degli attentati di Capaci e Via D’Amelio: Angelo Corbo, Giuseppe Costanza e Antonio Vullo.

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