SuperMario Draghi, quando basta “poco” per mettere d’accordo (quasi) tutti

C’è un’aria fresca in questo scorcio d’inverno, qualcosa di nuovo. È bastato un nome, non certo uno qualsiasi, perché tutto, discretamente, si ribaltasse. I vecchi meccanismi narcisistici della politica, l’esaltazione fatua del potere, i canoni estetici, le roboanti parole d’ordine, le cene eleganti… Tutto si adegua magicamente a uno stile che è fatto di pochi microfoni, di nessun social network.

Draghi permette a tutti, a qualsiasi ideologia appartengano, di pronunciare una parola: dignità. E l’abbiamo scoperta in un secondo come se fossimo usciti da un coma farmacologico. E finalmente, nonostante la pandemia e il debito pubblico, possiamo sorridere, covare una speranza non fideistica. Forse, dopo decenni, possiamo dire con orgoglio: ce lo meritiamo! Un solo nome e abbiamo capito, con sollievo, quanta politica (e non solo) era fatta da persone molto “vuote di sé” e finalmente possiamo dirlo. Finalmente la politica può rivolgersi a persone non ricattabili e questa potrebbe essere una vera rivoluzione: entrano i bravi, escono i furbi “.

Queste non sono parole mie, le ho voluto prendere da un pezzo scritto dal prof. Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista, molto noto al pubblico di Porta a Porta. E’ bastato l’annuncio della Convocazione al Colle di “Super Mario” Draghi e, dall’ora di pranzo di quel 3 febbraio, tutto è cambiato. La speranza nel nostro futuro è tornata a farsi largo nei nostri cuori e nelle nostre menti. E’ bastato un minuto e mezzo di dichiarazione del nostro prof. Draghi, perché quello che sembrava impossibile succedesse, fino al giorno prima, d’incanto diventasse prospettiva di una realtà possibile.

I mercati hanno festeggiato portando lo spread sotto quota 100. Nei media e nelle cancellerie di tutto il mondo fanno a gara per tessere le lodi ad un personaggio che, evidentemente, come ci eravamo sempre permessi di scrivere, gode davvero della stima e della considerazione di cui viene fatto oggetto. Se posso fare un paragone calcistico, è come se al governo dell’Italia fosse arrivato un fenomeno, come lo fu Maradona per il Napoli.

I partiti della vecchia maggioranza per un paio di giorni sono rimasti spiazzati dalla scelta di Mattarella. Anche perché segretamente speravano in un nuovo incarico a Conte, come se nulla fosse successo. Omettiamo alcune scomposte dichiarazioni sia sul Presidente incaricato, sia sullo stesso Mattarella, oltre che sui veti e le pregiudiziali che mettevano su questo o quel partito, oltre che sui provvedimenti da adottare.

Anche nel mondo del centrodestra si sono attardati un po’ nell’assumere una decisione chiara e concreta. A parte Forza Italia, che fin da subito ha espresso la sua scelta a favore di Draghi. Anche Italia Viva, Azione, Noi con l’Italia, Udc ,+ Europa, Cambiamo e Radicali si sono schierati sin da subito e senza remora alcuna sul sostegno a Draghi. Le consultazioni condotte, con ogni singola forza politica e parlamentare dal presidente incaricato Draghi, hanno avuto invece una svolta imprevedibile e significativa. Tutte le delegazioni consultate hanno dichiarato di voler sostenere il Governo Draghi, seppur con qualche sfumatura diversa.

L’unico partito che ha dichiarato di non voler sostenere Draghi è stato Fratelli D’Italia. Giorgia Meloni non ha ritenuto di accogliere l’invito del presidente Mattarella perché riteneva fosse necessario andare a votare subito. Posizione difficile da spiegare, che penso nasconda la segreta speranza di erodere consensi a Salvini e Berlusconi. Ma forse questa volta sbaglia i suoi conti perché la gente non aveva alcuna voglia di andare a votare subito. Soprattutto in questa situazione di rischio pandemico e con la quasi certezza di perdere i fondi del Recovery Found, Plan New Generation EU, il cui piano esecutivo va presentato per bene entro il mese di aprile.

La seconda tornata di consultazioni dovrebbe servire a Draghi per presentare le linee guida del suo programma di Governo, che dovrebbe contenere la sintesi ed il cronoprogramma dei provvedimenti da adottare e delle riforme da portare avanti. Poi ci sarà da parlare della squadra dei ministri. Draghi sicuramente ha le idee chiare in proposito. Penso però dovrebbe evitare di impegnare nella squadra dei ministri i leader dei partiti, sia perché potrebbe rivelarsi troppo divisivo per forze così politicamente distanti, sia anche perché gli stessi dovranno lavorare in seno ai partiti ed al Parlamento per portare avanti i provvedimenti che si devono approvare.

Spero che il presidente Draghi formi una compagine di Governo fatta da un mix dei migliori tecnici presenti, sia nella politica che nel mondo delle professioni della nostra Italia.

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