“Ti scanno”… Quei raid punitivi a Gela per intimidire le vittime delle estorsioni

“Ti scanno” oppure “Ti levo dal mondo”… Sono queste alcune delle frasi che i fratelli Di Giacomo dell’omonimo clan di Gela utilizzavano per intimidire le loro “vittime”.

È un particolare emerso nel corso della conferenza stampa in cui il capo della squadra mobile di Caltanissetta Marzia Giustolisi ha raccontato i dettagli dell’operazione di polizia che ha portato allo smantellamento del clan Di Giacomo e all’arresto di decine di uomini, fra capi e gregari. 33 le ordinanze di custodia cautelare che sono state emesse.

“Organizzavano spedizioni punitive simili a sceneggiature televisive. Vedere certe immagini è stato forte anche per noi. Avevamo la sensazione di essere davanti ad un set televisivo. In un’occasione prendono la testa di un soggetto e gliela sbattono al muro, in un’altra imbracciano il fucile e sparano dall’auto. Quando alcuni imprenditori hanno trovato il coraggio di denunciare, accompagnati dal presidente dell’antiracket di Gela, abbiamo registrato gli incontri tra la vittima e fratelli Di Giacomo.

Il procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone ha spiegato che “l’operazione ha per oggetto il rientro a Gela di alcuni soggetti apicali della Stidda. Fortissima la loro capacità di penetrazione nel tessuto sociale ma anche economico. Un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e tentate estorsioni. Ma anche una serie di intestazioni fittizie dei beni e attività di riciclaggio. Agli stiddari si rivolgevano anche degli imprenditori per risolvere i loro problemi. La Stidda operava come uno Stato nello Stato”.

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