Totò Riina

Totò Riina, lo Stato chiede il conto alla famiglia: 2 milioni di euro

Due milioni di euro. È questa la somma che lo Stato chiede alla famiglia di Totò Riina, il boss morto il 17 novembre 2017, per ogni giorno trascorso in carcere.

Ai familiari del corleonese, infatti, è stata notificata una cartella da Riscossione Siciliana, l’ente che si occupa della riscossione dei tributi in Sicilia. Tuttavia, sarà molto difficile, quasi impossibile, che lo Stato possa avere quanto richiesto e ciò in relazione a quanto stabilito dall’articolo 188 del codice penale. Da un lato, la norma stabilisce che “il condannato è obbligato a rimborsare all’erario dello Stato le spese per il suo mantenimento negli stabilimenti di pena, e risponde di tale obbligazione con tutti i suoi beni mobili e immobili, presenti e futuri, a norma delle leggi civili”, dall’altro, però, “l’obbligazione non si estende alla persona civilemente responsabile , e non si trasmette agli eredi del condannato”.

L’avvocato della famiglia Riina, Luciano Cianferoni, ha fatto sapere alla stampa che “a noi sembra una boutade perché la legge esclude espressamente che il rimborso per le spese di mantenimento in carcere si estenda agli eredi del condannato. Perciò stiamo studiando bene la questione per vedere in che termini è”.

Riina è stato arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 23 anni di latitanza e ha trascorso 24 anni al 41 bis, altrimenti noto come ‘carcere duro’. Pertanto, calcolatrice in mano, dividendo i 2 milioni di euro (spicciolo più, spicciolo meno) per 8.760 giorni, ogni giorno in cella di Riina ha avuto un costo di 228 euro.

La procedura di recupero del credito sarebbe stata attivata dal carcere di Parma, attraverso il ministro di Giustizia. Insomma, la sensazione è che si sia trattato solo di un atto dovuto.

Categorie
attualità
Facebook

CORRELATI