Tratta delle donne e traffico di organi, la mafia nigeriana sempre più… siciliana

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, ci sarebbe anche la Squadra Mobile di Palermo nella task force internazionale che vede impegnate l’FBI e altri corpi esteri in una grossa indagine sulla prostituzione e la tratta di esseri umani, attività criminali cui sarebbe dedita la mafia nigeriana.

L’inchiesta è coordinata dal Servizio Operativo Centrale della Polizia Italiana e vede primariamente coinvolte le omologhe di Caserta, Roma e Torino. Tra le città più osservate, Palermo, ove le ultime inchieste hanno evidenziato la forte presenza in città, con quartiere generale a Ballarò, dell’organizzazione criminale Black Axe, “ascia nera”, che con le mafie ‘nostrane’ condivide riti di iniziazione, codici e organizzazione territoriale.

Nel mirino della nuova inchiesta, oltre Black Axe, anche i gruppi, talora rivali, Vicking e Eyes. Il radicamento in Italia delle associazioni in questione non è una novità. Gli inquirenti ne sono consapevoli da anni, almeno da quando la presenza dei gruppi criminali veniva cristallizzata in varie condanne emesse da diversi tribunali dello Stivale e, in particolare, nel 2007 da quello di Brescia e nel 2010 da quello di Torino.

L’input all’indagine è stato dato dall’osservazione di anomali movimenti di denaro, versato da soggetti spesso incensurati e fatto ‘defluire’ su piattaforme money transfer e paypal dall’Italia agli Stati Uniti d’America, dove le organizzazioni in questione sono radicatissime e feroci, ma anche oggetto delle attenzioni investigative dell’FBI che quindi punta alla collaborazione con le polizie nazionali. Droga, prostituzione e persino traffico di organi le attività al centro dell’osservazione alla base dei profitti criminali. L’enorme quantità di denaro proveniente dai traffici finanzia le tratte.

A giungere dalla Nigeria sulle ‘carrette del mare’ sono principalmente uomini in età da leva. La restante parte è formata da donne, pochi i bambini. Giunte in Italia, le giovani nigeriane completano l’iter iniziato in patria: le tappe della tratta che le toglie dal ‘dominio’ del pater familias per consegnarle a quello delle madame della strada al servizio della mafia africana.

Diversi rapporti di Open Migration fanno riferimento ai vari momenti della riduzione in schiavitù che inizia con una vera e propria negoziazione all’interno del focolare domestico dove viene portata la ‘proposta’ di partenza verso il mondo benestante e occidentalizzato che “fa leva su ragazze in condizioni di estrema miseria. A volte sanno perfettamente cosa vanno a fare, ma la considerano una prospettiva migliore”.

Ignare del destino che le attende, spesso minorenni, sono affidate alla cura di presunti parenti o amici delle famiglie che le consegnano al reclutatore in loco, che in genere è lo sciamano che realizzerà il rito di legamento attraverso il quale alle ragazze viene fatto assumere l’impegno di pagare il debito “contratto” allo scopo del viaggio verso chi, appunto, le farà arrivare in Italia. Il reclutatore, a sua volta, le “affida” al boga o connection-man o trolley-man, se ha il precipuo compito di consegnarle come “cose” agli sfruttatori.

Chi non è utile in questo senso ai profittatori, potrebbe però esserlo in un altro ancora più agghiacciante. Si tratta dell’implementazione del traffico di organi che, come si evince dalle prime indiscrezioni sull’inchiesta, sta portando alla luce giri raccapriccianti. “Queste persone che non possono pagare vengono consegnate a degli egiziani che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche”, riferiva nel 2016 a Il Fatto Quotidiano Atta Wehabrebi, trafficante divenuto collaboratore di giustizia, riportando testimonianza di condotte criminali diffuse nel Corno d’Africa e che sembrano ora essere comuni alle mafie del Paese che si affaccia sul Golfo di Guinea.

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