“Un integerrimo persecutore della mafia”: Palermo ricorda il sacrificio di Pietro Scaglione

5 maggio 1971, uno dei primi clamorosi delitti di mafia. In via Cipressi, a Palermo, veniva assassinato il procuratore capo della Repubblica Pietro Scaglione, insieme al suo autista Antonino Lorusso. Un delitto dalle indiscutibili modalità mafiose, con un’auto che taglia la strada alla 1.500 del magistrato e dalla quale scendono i killer che sparano senza pietà.

Era un altro mondo, un’altra epoca: 49 anni fa. Il delitto fece scalpore. “Un magistrato integerrimo, un persecutore della mafia”, disse di Scaglione il pentito Tommaso Buscetta che attribuì la paternità del delitto a Luciano Leggio e al suo vice Totò Riina. Ma non si ebbe mai una verità processuale perché il giudice ritenne che non c’erano elementi convincenti per l’accusa.

Nessuna cerimonia oggi – a causa delle misure di contenimento del coronavirus – per ricordare il sacrificio del magistrato. Ma non sono mancate le celebrazioni “verbali” sull’opera del magistrato.

Leoluca Orlando sindaco di Palermo: “Pietro Scaglione rimane una delle figure chiave nella storia del movimento antimafia, per essere stato fra i primi ad intuire, nel mondo della magistratura, come la lotta alla mafia non si combattesse unicamente nelle aule di tribunale ma anche con la rottura di certi comportamenti e legami che interessavano la pubblica amministrazione. Fu anche fra i primi a coniugare l’impegno professionale di magistrato con quello sociale, con un importante lavoro rivolto ai detenuti e alle loro famiglie. Un impegno completo, che tanto ha dato al movimento antimafia e alle istituzioni e che pagò in modo atroce”.

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