Un nuovo partito e una nuova coalizione di centro? In Sicilia qualcosa si muove

La Sicilia può tornare ad essere terra di sperimentazione di un nuovo corso politico anche nazionale, fatto di regole, programmi, garantismo e rispetto delle Istituzioni. Qui il “sovranismo” non ha sfondato, come in altre parti d’Italia, e il “populismo” dei 5 Stelle ha cominciato a segnare il passo. Anche la coalizione di centrodestra mostra tante crepe, i segni di uno scollamento tra i partiti che la compongono sono evidenti, penso a causa della deriva sovranista e dirigista del presidente Musumeci, che si è rivelato l’uomo di destra integralista che è sempre stato.

Non è più un segreto per nessuno che gran parte degli alleati non lo sopportano più e viceversa. Però sono certo che la coalizione, per la conoscenza dei personaggi che la sostengono, porterà a termine fino al 2022 anche questa legislatura, a causa della impossibilità di cambiare maggioranza e presidente che le attuali norme sull’elezione diretta del Governatore non consentono.

Questo stato di cose fa presagire che occorre sperimentare qualcosa di nuovo che possa essere in grado di dare alla Sicilia una coalizione diversa, più ampia e coesa, un Presidente di maggiore garanzia e di diversa qualità, per realizzare un programma di reale sviluppo e quelle riforme che da oltre un decennio non si è riusciti a portare avanti.

Non è un caso se sta prendendo corpo l’iniziativa di Totò Cuffaro di ritornare al passato ripartendo dall’idea sturziana che era stata posta a fondamento per la nascita in Sicilia della Democrazia Cristiana. Il suo intento, ripetuto nelle tante interviste e trasmissioni alle quali nelle ultime settimane ha partecipato, sarebbe quello di ripartire con la formazione di qualche centinaio di giovani siciliani, under 35, ai quali si vogliono far conoscere i sentimenti, i valori, il progetto politico e sociale e l’interclassismo che caratterizzava quel partito.

Lui va ripetendo sempre più spesso: “Perché non tentare oggi di trasmettere ai nostri giovani quelle emozioni, quelle idealità, quei metodi, quelle ispirazioni che abbiamo avuto trasmesso noi, che siamo stati formati alla scuola dei grandi di quel partito e nelle associazioni cattoliche più diverse che formavano i giovani all’impegno religioso, sociale ed anche a quello di Cristiani in politica? Poi se l’iniziativa avrà successo e se si riuscirà a coinvolgere con la loro adesione almeno 30.000 amici che credono a questo nuovo progetto entro fine anno, si potrà dar vita ad un nuovo partito di cristiani impegnati in politica 3.0 al quale daremo un nome che sceglieremo, insieme alla dirigenza e alla linea politica e programmatica, nel Primo Congresso che pensiamo di celebrare all’inizio del 2021, come si era in uso fare nella Democrazia Cristiana“. A giudicare dall’inaspettato successo che sta riscuotendo l’iniziativa di Cuffaro e dalle stizzite e ingenerose reazioni che ha suscitato in alcuni esponenti politici di area, sembra che il nuovo partito vedrà la luce presto.

Cuffaro, ancora oggi, percepisce, conosce e interpreta i bisogni e le aspettative dei siciliani perché, nonostante tutto, riesce a mantenere vivo il suo rapporto con la gente che lo cerca sempre per farsi ascoltare e consigliare. Per questo non si farà sfuggire la necessità di proporre agli altri la creazione di una “Grosse Coalition” che meglio di quella attuale risponda alle esigenze della Sicilia e dei siciliani, mettendo insieme, oltre al suo nuovo partito, altre formazioni politiche presenti in Sicilia quali Forza Italia, Udc, Cantiere Popolare, Italia Viva, + Europa, Azione, Verdi, Sicilia Futura, Sicilianisti, movimenti civici e perché no anche di parti o tutto il Pd.

Non sembra un azzardo politico, semmai un’operazione di buon senso: un tentativo che, finite le divisioni ideologiche, potrebbe coinvolgere esperienze politiche che si ispirano agli stessi valori di solidarietà, difesa ed aiuto dei più deboli e bisognosi, sono convinti europeisti, riformisti, democratici e repubblicani. Non è un caso che tutti questi partiti guardano con attenzione la Dottrina Sociale elaborata e predicata da Papa Francesco.

Addirittura, dal punto di vista programmatico e valoriale, una tale coalizione potrebbe risultare più omogenea di quella attuale. Certo, il cammino da fare sarebbe ancora molto lungo e difficoltoso, ma di tempo ce n’è ancora tanto da qui all’autunno del 2022. Cuffaro e gli altri porteranno avanti il tentativo fino in fondo, magari sperimentandolo nelle elezioni dei sindaci di Palermo e Catania. Se dovesse riuscire in Sicilia una tale operazione, perché non potrebbe essere esportata a Roma nella Primavera del 2023?

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