Vaccinazioni, perchè Draghi spinge per l’obbligatorietà. Cosa dice la giurisprudenza

Due avvenimenti mi hanno convinto a scrivere questo pezzo. Il preannuncio in conferenza stampa del Presidente Draghi di un imminente Decreto Legge che obbligherà tutto il personale sanitario a vaccinarsi e la repentina sospensione della seduta del Parlamento siciliano, causata dall’accertata positività al Covid 19 di un collaboratore del Ragioniere generale. Il Presidente Miccichè ha dovuto immediatamente sospendere la seduta, approvando la proroga dell’esercizio provvisorio al 30 aprile.

Da qui la furiosa e colorita reazione di Miccichè che sta spopolando sui social, che però trova una sua giustificazione. Infatti, se l’Ars non riuscisse ad approvare le leggi di Bilancio entro il 31 Marzo, c’è il rischio concreto, in forza del mancato rispetto dell’accordo stipulato tra Stato e Regione di un commissariamento della Sicilia, con tutte le conseguenze del caso. Adesso tutti i parlamentari regionali ed il personale dell’Ars, circa 300 persone, si sono dovuti sottoporre al tampone e mettersi in isolamento fiduciario. Si spera che nessuno risulti positivo e che martedì prossimo si possano riprendere i lavori d’aula per rispettare i termini di approvazione delle due leggi in discussione.

Quella italiana è una strana terra: si passa dai “furbetti della vaccinazione” che rubano la possibilità di essere vaccinati alle categorie prioritarie, ai “NO VAX“ che invece in forza, a loro dire, delle libertà costituzionali, rifiutano di vaccinarsi, mettendo a rischio la salute e l’incolumità di chi viene a contatto con loro. Occorre cercare di districarsi su quale dei diritti garanti dalla nostra Costituzione debba prevalere, in casi come questo della pandemia: il diritto alla salute o la libertà di non sottoporsi a vaccinazione. Il problema non è semplice da dirimere.

Partiamo con due autorevoli visioni: la prima è quella dell’ex presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, che ha sostenuto che “se si vuole procedere con rapidità si può adottare un decreto legge” per l’obbligo vaccinale, che poi – ovviamente – deve essere convertito in Parlamento. “I trattamenti sanitari obbligatori sono possibili, sono ammessi dalla nostra Costituzione – afferma – “tuttavia, occorre una legge che li disponga e devono essere adeguatamente giustificati”.

La seconda visione è quella dell’attuale presidente Giancarlo Coraggio che, in merito all’obbligatorietà del vaccino dice: “La possibilità di trattamenti sanitari obbligatori è prevista dalla Costituzione, ma richiede una legge (…) Nelle nostre sentenze abbiamo scritto che, in primo luogo, serve la certezza dei dati scientifici, attestata dalle istituzioni sanitarie nazionali e internazionali competenti. In secondo luogo, è necessaria l’accertata responsabilità, per la tutela della salute e della vita dei cittadini, di un così pervasivo intervento”.

Come è facile constatare dalle posizioni prevalenti di giuristi e costituzionalisti si propende per la prevalenza del diritto alla salute di tutti. Risulta di sorprendente attualità la sentenza della Corte costituzionale 5/2018 sull’obbligo vaccinale. La Consulta ha stabilito i principi in base ai quali, in alcuni casi – e la pandemia certamente lo è – può prevalere l’interesse della salute pubblica. La Corte ha anche ricordato che “la giurisprudenza di questa Corte in materia di vaccinazioni è salda nell’affermare che l’articolo 32 della Costituzione postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività”.

Se appena quattro anni fa preoccupava il dilagare del morbillo con “soli” 4.885 casi e 4 decessi, tanto da giustificare posizioni impositive sui vaccini, nessun dubbio può sorgere nella situazione pandemica attuale, dal momento in cui è disponibile un vaccino approvato dalle autorità mediche e scientifiche. Adesso occorre una chiara e precisa scelta politica, che non lasci spazio al continuo dilemma obbligo/persuasione. Per fortuna Draghi sembra convinto ma non può limitarsi solo al personale sanitario.

Una cosa è certa, se entro l’estate non dovesse essere raggiunta la copertura vaccinale per raggiungere l’immunità di gregge o se, all’interno di alcune categorie particolarmente “sensibili”, si dovesse registrare una significativa percentuale di rifiuti a sottoporsi a vaccinazione, non ci dovrebbe essere remora alcun sulla strada da percorrere. Andrebbero obbligati tutti i lavoratori a sottoporsi alla campagna vaccinale quale anche il pubblico impiego nel suo insieme, i lavoratori delle aziende private, delle industrie, delle fabbriche e di tutti i luoghi frequentati dal pubblico.

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