Vescovo di Agrigento: “Un buon cristiano non può non accogliere i forestieri” 

L’ospitalità del forestiero più che una cortesia o un dovere è un valore sacro. È il gesto che trasforma l’ostilità in accoglienza, la diffidenza in condivisione, i problemi in opportunità, il lontano in vicino. C’è da pregare tanto perché la convivialità e l’accoglienza diventino cultura e buona politica”.

Si tratta di un brano dell’omelia che il vescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro, ha dispensato in occasione della festa di San Calogero, il ‘santo nero’ venerato dagli agrigentini. Un’omelia in cui il cardinale, ex direttore della Caritas italiana, tiene a confermare quale sia il ruolo del credente, di chi ha fede in Dio, soprattutto alla luce degli ultimi accadimenti a Lampedusa.

“La chiesa – ha aggiunto il Cardinale – non può non intervenire sui fatti che offendono la vita e la dignità dell’uomo, soprattutto oggi in cui tanta è la confusione sull’immigrazione, sulla famiglia, sulla povertà, sulla cultura, sul sociale. La chiesa rimane fedele all’insegnamento di Gesù, se si fa portavoce di quelle istanze e orientamenti che rimettono al centro dell’attenzione sia i principi della fede, sia gli stili di vita ‘sicuramente cristiani’.

Secondo l’arcivescovo metropolita di Agrigento, “La fede deve incidere, altrimenti potrebbe non essere fede, sul modo di vivere dei credenti riguardo al rispetto di sé e degli altri, alla famiglia, alla procreazione, agli atteggiamenti sociali verso la collettività, (stranieri, tasse, finanza, volontariato, pace). E’ necessario avere sempre ben chiaro cosa fa di un battezzato un autentico cristiano. Non si possono scegliere gli aspetti della fede che ci piacciono e non tener conto di altri. Non sono possibili sconti sullo stile di vita del cristiano. Se vogliamo vivere da cristiani, dobbiamo scegliere tra la strada del Maestro e quella proposta dai sedicenti profeti di oggi. È impossibile seguirle tutte e due”.

Infine il riferimento agli ultimi, a quanti fuggono dalle guerre, nella speranza di un posto migliore e soprattutto che vengano accolti.

“Lo scopo fondamentale della vita dei cristiani è l’amore ‘fraterno’. Probabilmente a noi sfugge l’importanza del termine ‘fraterno’. A noi basta sentirci amici, Gesù invece chiede molto di più. Lui è morto per farci fratelli. L’amico si può scegliere o rifiutare, il fratello, di sangue o di fede, non si può non accoglierlo. Tutti, nonostante il colore della pelle, apparteniamo all’unica famiglia di Dio. È l’amore fraterno – ha concluso – che annulla ogni differenza, ogni distanza e ogni solitudine”.

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