Via D’Amelio, il procuratore di Messina: “Scrivere la ‘storia’ non è compito dei magistrati”

“Compito della magistratura è quello di ‘fare i processi’ e di farli con prove che portino all’individuazione del colpevole ‘al di là di ogni ragionevole dubbio’. Solo questo è e deve essere il compito del magistrato (e non pare comunque compito di poco rilievo o di scarsa difficoltà). Compito di analizzare sotto il profilo storico critico e/o politico i documenti (anche, ma non solo processuali) è invece lavoro dell’intellettuale, storico, giornalista, politico, anche magistrato, ma spogliato del suo ruolo istituzionale, che abbia a cuore le sorti di questa nostra Italia”.

Così il procuratore di Messina Maurizio de Lucia in un articolo che il quotidiano La Sicilia pubblica oggi. De Lucia è a capo dell’ufficio inquirente che sta indagando sulle possibili responsabilità di magistrati nel depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta.

“Sappiamo molto – scrive -, non sappiamo ancora tutto, rimangono nella storia della Sicilia e in quella della mafia importanti zone oscure, relative all’ispirazione di alcuni grandi delitti, alle strategie di Cosa nostra, ai suoi rapporti con aree ‘politiche’ ad essa esterne”. “Lo sforzo di conoscenza odierno – aggiunge – deve allora essere orientato anche in questa direzione: da un lato indagini serrate e ricerca delle prove per quei nuovi processi che devono portare all’individuazione e alla condanna, secondo le regole dello Stato di diritto, dei nuovi mafiosi, di quelli che attualmente vivono per fare ritornare l’organizzazione agli antichi splendori; dall’altro lato una ricerca orientata verso il passato, di grande difficoltà che sappia fare luce su quelle zone oscure”.

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