Cuffaro
Totò Cuffaro.

“Dimostreremo la nostra estraneità”: voto di scambio, le reazioni degli indagati

Com’era inevitabile, gli indagati nell’ambito dell’indagine della Procura della Repubblica di Termini su presunto voto di scambio si dicono estranei ai fatti.

Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione: “Mi è stato notificato un atto di chiusura delle indagini dove mi si contesta di ‘aver promesso un posto di lavoro all’Ars’ in cambio di voti. Ho sempre avuto e ho grande fiducia nella Giustizia e rispetto per il lavoro dei Pm e se sono nella lista insieme ad altri 96 indagati un motivo ci sarà. Appena avrò le carte che mi riguardano le studierò e mi adopererò con i miei avvocati per chiarire questa vicenda che mi viene attribuita. So che è reato promettere posti di lavoro in cambio di voti e so di non aver promesso nessun posto di lavoro all’Ars e so anche di non avere nessun potere, o ruolo (essendo un semplice cittadino senza alcun incarico) e nessuna possibilità di mantenere simili promesse. Conosco Amodeo da 20 anni, è un dirigente politico, e non credo avesse bisogno di promesse di lavoro per votare per Filippo Tripoli col quale ha un ottimo rapporto personale ed ha collaborato per tutta la campagna elettorale. Sono certo di poter chiarire, quanto prima, la mia innocenza rispetto ai fatti che mi si contestano”.

Antonio Fiumefreddo, legale di Angelo Attaguile: “Prima dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato all’on. Angelo Attaguile, nella giornata del 13 marzo scorso, nessuna notizia il mio assistito aveva ricevuto dalla Procura di Termini Imerese e l’unica conoscenza del procedimento derivava dalle notizie diffuse dalla stampa nei mesi scorsi. Ora che invece è finalmente possibile avere lettura degli atti procederemo immediatamente a chiedere l’interrogatorio al fine di chiarire tempestivamente l’assoluta estraneità dell’on. Attaguile a qualsiasi condotta illecita, non essendosi peraltro lo stesso mai occupato della candidatura del fratello dell’on. Caputo. Siamo certi che in relazione alla posizione di Attaguile, la vicenda si potrà chiarire davvero in tempi rapidi”.

Alessandro Pagano, vicepresidente gruppo parlamentare Lega alla Camera: “Sono sorpreso. Francamente ritenevo che dopo le decisioni del Tribunale della libertà di Palermo, della giunta per le autorizzazioni della Camera dei Deputati e di ben due pronunciamenti della Corte di Cassazione circa l’assenza di fumus del reato, la Procura avesse tutti gli elementi per chiedere da subito l’archiviazione. Sarà compito dell’Autorità giudicante, sulla cui imparzialità e serenità confido decidere se questa vicenda merita un lungo ed estenuante processo oppure no. Risulta confermata peraltro la mia assoluta estraneità ad ipotesi di voto di scambio cui diversi organi di informazione, senza distinguere le posizioni dei soggetti indagati, ancora con grave superficialità continuano ad accostarmi. La grave lesione della mia identità politica, da sempre e notoriamente incompatibile con pratiche del genere, mi costringe per rispetto degli elettori e del partito in cui milito a tutelare la mia posizione dinanzi all’autorità giudiziaria nei confronti di coloro i quali diffondono notizie prive di fondamento”.

Filippo Tripoli: “Sono sicuro della mia estraneità ai fatti e di aver agito correttamente: non ho mai promesso posti di lavoro in cambio di voti. Dopo aver ricevuto e studiato le copie degli atti, attraverso i miei legali chiederò ai magistrati di essere sentito al più presto. Se sul piano giudiziario mi sento assolutamente sereno sul piano politico mi amareggia il fatto che la notizia sia uscita proprio nel mezzo della campagna elettorale per le amministrative a Bagheria, che mi vede candidato a sindaco. È evidente che tale notizia rappresenta una ghiotta quanto meschina occasione di strumentalizzazione da parte di qualche avversario. Anche da parte di chi, come l’onorevole regionale Salvatore Siragusa, del M5S, sbandierando il vessillo della legalità, ha sostenuto un sindaco non solo indagato, ma anche rinviato a giudizio per falso ideologico, turbata libertà degli incanti, violazione del segreto di ufficio e abuso di ufficio al fine di perseguire interessi personali e familiari. Non ricordo, infatti, che Siragusa abbia chiesto né a Patrizio Cinque né ai consiglieri del Movimento di fare un passo indietro”.

 

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